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16 March 2014 @ 08:44 pm
GranSorpresa Challenge! (anche noto come Santa Pasqua Fest) (FILL)  


Se per innamorarmi ancora, tornerai maledetta primavera... che importa se per innamorarsi basta un'ora! Che fretta c'era, maledetta primavera, che fretta c'era, maledetta come me! Manca un mese alla Pasqua, tempo di bontà, digestioni faticose e uova di cioccolata, e arriva il post che i vostri amorosi zietti admin hanno messo insieme con tanto amore et fatica in questi giorni. ♥

COME PARTECIPARE
1) Sono ammessi tutti i tipi di fanwork: fanfiction, fanart, grafica, altre cose di questo genere. ♥
2) Potete fillare anche se non avete richiesto i tre prompt principali nella precedente tappa del Santa Fest. Tuttavia, siete moralmente obbligati a fillare almeno un prompt se avete scritto la vostra letterina. Niente strisciolina a chi riceve senza dare è.é! ♥
3) Per segnalare il vostro fill, lasciate un commento a questo post. L'oggetto deve DEVE D E V E essere così strutturato (wordcount è 0 per fanwork non scrittori):
NUMERO-DEL-PROMPT | [FANDOM] Personaggio/Pairing | Avvisi | SAFE/NSFW | Wordcount
Esempio di segnalazione: A001 | [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] Ozai/Ursa | fluff | SAFE | 333
Non fateci incazzare e vi daremo altri cuoricini. ♥
4) Si possono fillare prompt che hanno già ricevuto un fill, anche se il nostro obiettivo è quello di far sì che ogni letterina sia soddisfatta almeno una volta. Se e quando un numero sufficiente di prompt sarà stato fillato almeno una volta (a discrezione dell'amministrazione, quindi), sarà resa pubblica anche la masterlist dei prompt "secondari", tutta insieme o a tranche (sempre a discrezione dell'amministrazione), così da permettere all'utenza di ricevere più regali possibile. ♥
5) I fill vanno lasciati entro il 20 27 aprile 2014 incluso. ♥
6) Una strisciolina per ogni fill, tanto più bella quanto più sarete stati generosi. ♥
7) Un premio extra a sorteggio tra tutte le persone che filleranno. Più fill, più possibilità di vincita!

PROMPT LIST PRINCIPALE (in verde prompt già fillati)
[Spoiler (click to open)]
A001 [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] Ozai/Ursa, prima notte di nozze
A002 [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] Dopo che tutto è finito, i personaggi cercano di organizzare uno spettacolo sulle loro avventure migliore di quello che hanno visto. Solo Toph è contraria
A003 [BLACK BUTLER] Edward/Snake, Abilità con la spada
A004 [BLACK BUTLER] Tutti i personaggi, Season (la stagione mondana)
A005 [CRIMINAL MINDS] Derek Morgan/Spencer Reid, Il primo week-end da fidanzati di Derek e Reid. Organizzato da Reid perché "Ehi, mica vorrai passare per la femminuccia della coppia, no? Fai qualcosa anche te!" gli aveva detto Emily.
A006 [DOCTOR WHO] Eleven, il Dottore decide di fare la spesa per Amy e Rory, realizzando che non è poi così semplice come immaginava.
A007 [DOCTOR WHO] Elven/Clara, Clara ricorda tutte le volte in cui ha salvato il Dottore
A008 [DOCTOR WHO] Ten/Jack Harkness, Ten e Jack parlano del significato della morte e della vita eterna.
A009 [FINAL FANTASY VIII] Squall/Rinoa, AU moderna (bonus se ci sono un po' tutti i personaggi principali)
A010 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Makoto/Haruka/Rin, post-school, Makoto ed Haruka (ovviamente) vivono insieme, Rin invece è diventato un nuotatore professionista comprensivo di partecipazione alle Olimpiadi ecc ecc, e nessuno sa mai esattamente dove si trova, tranne quando ha le gare. Un giorno, si presenta a casa del MakoHaru e si installa lì a tempo indeterminato. Angst, lots and lots of ritornodifiamma!RinHaru, lots and lots of dolcecomeunbigné!Makoto, il tutto finisce in threesome.
A011 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Rei/Nagisa, massaggini che finiscono in foreplay e altro a vostra discrezione. Ma principalmente massaggini <3
A012 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Rei/Nagisa, Rei è innamorato di Nagisa, anche se neanche lui riesce a comprenderlo a pieno, ma la convinzione che Nagisa stia frequentando una ragazza della sua classe lo manda in confusione e si lascia trasportare dalle avances di una sua compagna.
A013 [FROZEN] Elsa/Anna, "Niente porte chiuse"
A014 [FULL METAL ALCHEMIST] Al/May, durante un soggiorno a Xing, May guida Al alla riscoperta delle sensazioni. NSFW ben accetto ma non necessario.
A015 [GAME OF THRONES] Cersei Lannister/ Jaime Lannister: missing momets 3x10
A016 [GAME OF THRONES] Margaery/Sansa, AU in cui Margaery è un primo ministro e Sansa la sua vice (va bene qualunque combinazione di politico+vice ovviamente)
A017 [GLEE] Elliot Gilbert/Kurt Hummel, Elliot e Kurt vengono presi per un musical insieme e la rivalità diventa incontrollabile, ma in realtà è solo tensione sessuale.
A018 [GLEE] Kurt e Blaine arrivano al giorno del matrimonio, ma all'ultimissimo momento Kurt fa come Julia Roberts in Se Scappi Ti Sposo e se ne va con Adam/Karofsky/chi volete. E Blaine rimane a bocca asciutta.
A019 [HANNIBAL/PUSHING DAISIES] Ned e Chuck conoscono Will Graham e vengono invitati a cena da Hannibal senza che Ned possa menzionare quella cosa che succede quando tocca le cose morte. Crack ensues. XD
A020 [HARRY POTTER] Harry Potter, dopo la guerra Harry tenta il suicidio, ma autoinfliggersi una Avada Kedavra ha l'inaspettato risultato di portarlo in un altro mondo in cui la sua famiglia è viva e lui ha due fratelli minori.
A021 [HARRY POTTER] Remus Lupin/Sirius Black, Remus ha desiderato non essere mai diventato un lupo mannaro, Sirius è stato morso al posto suo.
A022 [HARRY POTTER] Severus Snape/Harry Potter, Durante una lezione, Neville fa esplodere una pozione che investe in pieno professor Snape, ringiovanendolo fisicamente di vent'anni.
A023 [HARRY POTTER/IL SIGNORE DEGLI ANELLI] Harry Potter/La Compagnia, ad Harry avevano detto che la Terra di Mezzo era il luogo adatto in cui andare per riposarsi ed allontanarsi dalla fama e la notorierà che la II guerra magica gli aveva portato. Peccato che prima di partire non l'avessero informato del ritorno di un altro signore oscuro...
A024 [HETALIA: AXIS POWERS] qualsiasi pairing con Inghilterra, hot british boss
A025 [HETALIA: AXIS POWERS] America/Francia, Hogwarts!AU.
A026 [HETALIA: AXIS POWERS] Germania/Nord Italia, Non riuscire ad uscire dall'Italia
A027 [HETALIA: AXIS POWERS] Germania/Nord Italia, SMUT + fluff.
A028 [HOUSE OF CARDS] Doug/Rachel. Qualsiasi cosa purché sia ANGST e purché ci sia dentro del porno. VI PREGO.
A029 [HOWL'S MOVING CASTLE] Howl/Sophie, prati verdi (rating dall'Arancione in su)
A030 [INAZUMA ELEVEN GO] Shindou/Tenma, Chrono Stone (o Galaxy), essere capitano.
A031 [INCEPTION] Pointman!Eames/Forger!Arthur AU, l'incontro a Parigi per l'innesto.
A032 [K PROJECT] Fushimi Saruhiko/Yata Misaki, Fushimi e Yata si ritrovano a essere i successori dei loro rispettivi re.
A033 [KUROKO NO BASKET] Aomine Daiki/Kagami Taiga, "L'unico che possa battermi sono io." "Sì, sì, abbiamo già passato 'sta fase, ora possiamo tornare al sesso?"
A034 [KUROKO NO BASKET] Aomine Daiki/Kuroko Tetsuya, crossdressing
A035 [KUROKO NO BASKET] Aomine Daiki/Kuroko Tetsuya, qualunque cosa fluff andrà bene.
A036 [KUROKO NO BASKET] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya, singlefather!Kagami e maestro!Kuroko
A037 [KUROKO NO BASKET] Midorima Shintaro/Takao Kazunari, Sleep veteran king
A038 [KUROKO NO BASKET] Tatsuya Himuro/Taiga Kagami, Free Iwatobi Swim Club!AU
A039 [LA COLLINA DEI PAPAVERI] Umi/Shun, pomeriggi lunghi
A040 [LAYTON BROTHERS: MYSTERY ROOM] Layton Hershel, primo incontro con il "nuovo" Alfendi.
A041 [LES MISERABLES] Courfeyrac/Marius; Marius ripaga in natura i cinque franchi che Courfeyrac gli presta ogni mese.
A042 [LES MISERABLES] Valjean/Javert, Dystopian!AU in cui Javert è un vuoto poliziotto al servizio dello Stato e Valjean è un industriale che fa di tutto per nascondere il proprio malcontento verso il regime.
A043 [LETTER BEE] Zazie Winters/Lag Seeing, "Ti prego, raccontami ogni cosa". Riferimenti al volume 16. Bonus: in cambio, Lag comincia a raccontare a Zazie degli aneddoti di quel che gli è accaduto durante la sua infanzia; la prima volta in cui ha bagnato il letto pur essendo già grande, eccetera. Finisce con un bacio.
A044 [MARVEL CINEMATIC UNIVERSE] Natasha Romanoff & Steve Rogers; Best Bros Ever
A045 [MARVEL CINEMATIC UNIVERSE] Loki/Tony Stark, Any sufficiently advanced technology is indistinguishable by magic, Arthur C. Clarke
A046 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Coulson/May, sesso dopo una missione in cui uno dei due ha rischiato la vita più seriamente del solito.
A047 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Melinda May/Phil Coulson, Au in cui la May è la misteriosa violoncellista di Phil.
A048 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Coulson/May. Porno. Voglio qualcosa in cui ammettano finalmente di amarsi e non poter fare a meno l'uno dell'altra (CHEESY, I KNOW, BUT.), ma soprattutto voglio del porno. E so che voi volete darmelo. Quindi datemelo.
A049 [NORAGAMI] Yato/Yukine, Lost in darkest blue Endless labyrinths weaving though Will you stagger on, with no star to light your way? {You're not alone - by Erutan}
A050 [ONCE UPON A TIME] CaptanSwan, cosa sarebbe successo se il bacio di Hook avesse rotto l'incantesimo su Emma, col conseguente significato.
A051 [ONCE UPON A TIME] Killian Jones/Emma Swan, modern!AU young!Killian & young!Emma - Killian, new entry nel corpo di polizia, si imbatte in Emma che tenta di rubare una macchina.
A052 [ORIGINALE] F/M, M e la sua meravigliosa discesa nel mondo del pegging (e volendo del BDSM).
A053 [ORIGINALE] M/F, Preso dentro al buio che avanza / vieni tu a dare luce al mio giorno / trascinato sotto dall'onda / ho rincorso il mondo nuovo / la tua mano tesa mi è apparsa / e adesso sto risalendo /per favore non fermarti ora (Il mondo nuovo, Neffa)
A054 [ORIGINALE] M/M, storia BDSM in cui Top e Bottom giocano la loro prima scena (ma anche quelle successive, magari!)
A055 [ORIGINALE] M/M, Una stanza piena di libri
A056 [PERCY JACKSON E GLI DEI DELL'OLIMPO] Jason Grace/Nico di Angelo, Post "Gli eroi dell'Olimpo" dove Jason è rimasto al Campo Mezzosangue e decide, di notte, di andare a visitare il Tempio di Ade per trovare Nico. NC17 se è possibile.
A057 [PRETTY LITTLE LIARS] Aria Montgomery/ Ezra Fitz: evil!Ezra in prection!mode
A058 [PROFESSOR LAYTON] Descole/Layton, post Eredità degli Aslant, legame fraterno.
A059 [RPF BASKET] Ricky Rubio/Juan Carlos Navarro, laddove Ricky riesce a ottenere ciò che desidera da metà della sua vita e la reazione di Juan Carlos è tale da metterne a rischio tutto il resto.
A060 [RPF CALCIO] Giampaolo Pazzini/Riccardo Montolivo, angst
A061 [RPF CALCIO] José Mourinho/Josep Guardiola, una qualsiasi AU (non fandom!AU), We're born with millions / of little lights shining in the dark / and they show us the way / one lights up, every time you feel love in your heart / one dies when it moves away. (All the little lights, Passenger)
A062 [RPF TOKIO HOTEL] Tom Kaulitz/Bill Kaulitz, di prime volte e ricordi.
A063 [SAVING MR. BANKS] Pamela Travers/Walt Disney, Gli anni sono passati e Pamela oramai non si sente altro che una vecchia bisbetica piena di rughe e dannatamente sola, ma una sera come tante un vecchio amico si presenta alla sua porta portandole in dono una torta di pere fatta in casa, per ricordarle che bisbetica lo è sempre stata ma forse non più così sola.
A064 [SHADOWHUNTERS] Magnus Bane/Alec Lighwood, "Non è pacchiano, è barocco, è antico! aveva detto lo stregone. "Sarà quello che vuoi, ma mi rifiuto di farmi portare a letto da qualcuno che sembra più un pavone che un essere umano" aveva replicato, divertito, il cacciatore. NC17? XD
A065 [SHAMELESS US] Ian/Mickey, Lap dance privata
A066 [SHERLOCK BBC] dom!John/sub!Sherlock, come Sherlock cerca di compiacere John
A067 [SHERLOCK BBC] Sherlock Holmes/John Watson, HP!Au, Cinque volte in cui John cerca di confessarsi a Sherlock ma non riesce e una in cui è Sherlock a dargli un aiutino.
A068 [SHERLOCK BBC] Sherlock Holmes/John Watson, John muore. Sherlock si risveglia nello stesso giorno per tentare di salvarlo, e il giorno ricomincia ogni volta che fallisce.
A069 [SHERLOCK BBC] Sherlock Holmes/John Watson, Pirate!AU in cui Sherlock Holmes è il pirata più famoso dei sette mari e John Watson il suo navigatore (anche se tutti lo scambiano per un semplice mozzo)
A070 [SHERLOCK BBC] Sherlock/John, John è diviso in due universi. In uno Sherlock è morto e John è in un ospedale psichiatrico/depressione, nell'altro Sherlock è tornato, scampato alla morte. Ma qual è l'universo vero?
A071 [SHERLOCK BBC] Sherlock/John, Teenlock, prima volta
A072 [SHERLOCK BBC] Mycroft/Lestrade, qualsiasi cosa che abbia loro due come coppia <3
A073 [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean/Armin, uno dei due viene ferito in battaglia e l’altro si prende cura di lui. Hurt/Comfort con particolare attenzione sulla parte Hurt.
A074 [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean Kirstein/Armin Arlert, Armin è convinto che prima o poi qualcuno li scoprirà, quel qualcuno sarà Eren. (Comico o Commedia.)
A075 [SPARTACUS] Agron/Nasir, college!AU, Nasir è uno studente Erasmus e al primo festino gli presentano il peggiore dei tedeschi
A076 [SUITS] Harvey/Mike, cos'è veramente accaduto la notte in cui hanno fumato insieme.
A077 [SUITS] Harvey/Mike, Scottie fa lo sbaglio di chiedere ad Harvey di scegliere tra lei e Mike.
A078 [SUITS] Mike/Harvey, luna di miele
A079 [SUPERNATURAL] Castiel/Dean Winchester, AU, fluff, Sono settimane che Dean cerca di inventarsi un pretesto per invitare Castiel a cena senza trovarne, alla fine, con una scusa goffa riesce a chiedergli di uscire. (Bonus se all'appuntamento Dean entra in panico perché gli sembra che tutto stia andando male, nonostante Castiel sia di un'altro avviso.)
A080 [SUPERNATURAL] Castiel/Dean, Pasticceri!Au, crackfic, fluff, Dean passa la stragrande maggioranza del suo tempo a mangiare crostate, invece che venderle, e Cas, quando prepara qualcosa, gli stampa sistematicamente una mano di farina sul braccio.
A081 [SUPERNATURAL] Charlie&Becky, In cui si conoscono in un forum su Supernatural, hanno opinioni decisamente diverse sulla serie (e su Dean e Sam) e, per qualche motivo, si ritrovano dal scambiarsi delle e-mail al cercare di dare la caccia a un vampiro adolescente. Bonus se Becky spaccia a Charlie tutti i romanzi di Chuck da Lazarus Rising in poi.
A082 [SUPERNATURAL] Crowley, La storia di Crowley, quand'era ancora "Fergus".
A083 [SUPERNATURAL] Crowley/Bobby, Crowley e l'anima di Bobby (memorie incluse -> possono essere quelle di Crowley legate al primo patto fatto con Bobby sulla sua anima etc, o quelle di Bobby legate alla sua anima, doesn't matter). Ci dev'essere una citazione o un riferimento a Good Omens (qui in Italia, il titolo del libro è "Buona apocalisse a tutti").
A084 [SUPERNATURAL] Dean/Castiel, AU in cui Dean è un agente della CIA sulle tracce di Castiel, un criminale russo.
A085 [SUPERNATURAL] Sam Winchester, Dean Winchester, "Quella volta in cui ci siamo vestiti da Batman e Superman"
A086 [TEEN WOLF] Derek Hale/Stiles Stilinski, (SPOILER Sè Derek a entrare nel subconscio di nogitsune!Stiles
A087 [TEEN WOLF] Derek/Stiles, campioni di scacchi!AU
A088 [TEEN WOLF] Stiles/Derek, Stiles viene maledetto da uno stregone ninfomane che vuole vendicarsi di lui e di Derek per avergli impedito di divertirsi a Beacon Hills (bonus se inserite le frasi "All day!" "And all night!" pronunciate da Ethan e Aidan)
A089 [THE FOLLOWING] Luke/Mark, Stand by me
A090 [THE FOLLOWING] Mike Weston, kid!Mike trascorre una piacevole domenica con la famiglia.
A091 [THE HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG] Dwalin/Thorin, modern!AU, guerra
A092 [THE MUSKETEERS] Athos/Milady, Milady tenta di uccidere Athos, ma finisce per salvargli la vita al costo di una grave ferita.
A093 [THE MUSKETEERS] Porthos/Aramis, "Let's try blindfolded".
A094 [THE ORIGINALS] Elijah/Klaus/Rebekah, Avere due fratelli può essere stressante nelle relazioni con le altre persone, ma essere l'unica donna della loro vita ha i suoi lati positivi.
A095 [THE ORIGINALS] Mikaelcest, "E tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è. Tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi perché." (Faber, Recitativo)
A096 [THE WALKING DEAD] Carol/Daryl, Terminus
A097 [THE WHITE QUEEN] Jasper Tudor/ Margaret Beaufort: A secret is a secret is a secret
A098 [THOR] Thor/Loki, future!fic o what if o quello che volete in cui Thor è prigioniero di Loki. D/s ensues, a voi stabilire i ruoli.
A099 [THOR/SUPERNATURAL] Gabriel & Loki; Problemi di famiglia e passione per gli scherzi di dubbio gusto.
A100 [TOKYO RAVENS] Harutora/Natsume, Male!Natsume NSFW
A101 [TSUBASA RESERVOIR CHRONICLE] Fay/Kurogane, Pacific Rim!AU; Kurogane e Fay sono due piloti di Jaeger molto abili e sorprendentemente letali, costretti a lavorare in un'anonima fabbrica di armamenti e a convivere nello stesso alloggio. Sono diversi, forse troppo, ma hanno entrambi lasciato qualcosa, su quel campo di battaglia da cui sono stati allontanati a forza dai rispettivi superiori: Kurogane il braccio sinistro, Fay la ragione, oltre che un fratello.
A102 [VIKINGS] Athelstan/Ragnar, dopo il ritorno di Ragnar a Kattegat


PROMPT LIST SECONDARIA (in verde prompt già fillati)
[Spoiler (click to open)]
B001 [ARROW] Oliver Queen/Felicity Smoack: 5 semplici regole per ( tentare di ) accalappiare un miliardario
B002 [ARROW] Oliver/Felicity, Felicity trova online la trasmissione italiana "Uomini e Donne" e decide di corteggiare Oliver a modo suo.
B003 [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] Aang/Katara, Prima volta realistica e non perfetta ma che si conclude comunque in una gran risata e fluff a palate.
B004 [BOKU NO PICO] che fine ha fatto Mokkun? È stato arrestato? Si è rinchiuso in casa ad angstare su Pico che nel mentre se la faceva con Chico? Ha chiamato la madre, confessato tutto ed è stato diseredato? In ogni caso non c'è un lieto fine per lui.
B005 [CAPPUCCETTO ROSSO] Cappuccetto Rosso/Lupo, Hunger Games!AU; « È una minaccia? » « No, è una promessa ».
B006 [COW-T!VERSE] Dimitri/Miguel. Qualunque cosa. Anche AU va bene. Voglio qualcosa su questi due ç_ç
B007 [DANGANRONPA] Mondo Oowada/Kiyotaka Ishimaru, febbre
B008 [DANGANRONPA] Togami/Naegi, pre-despair, neve.
B009 [DEVIL MAY CRY] Dante/Nero, Nero deve indossare il kimono di Bayonetta.
B010 [DOCTOR WHO] Eleventh Doctor/River Song, AU in cui la coscienza di River è stata scaricata nel TARDIS e può manifestarsi al Dottore. Bonus se Sexy si allea con lei per rimproverare Eleventh. Altro Bonus se compaiono i Ponds.
B011 [DOCTOR WHO] John Smith/Rose Tyler. John, per adattarsi alla vita umana, inizia a lavorare all'Ikea. Qualche volta deve ricordarsi di non avere a che fare con mobili alieni, anche se - col senno di poi - il tavolino da caffè proveniva davvero da Raxacoricofallapatorius.
B012 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Haruka/Makoto, Haruka deve passare del tempo (a discrezione di chi filla) senza Makoto e va in crisi.
B013 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Haruka/Makoto, Raffreddore
B014 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Rei/Nagisa, Rei cerca il regalo perfetto da fare a Nagisa per San Valentino e, essendo Rei, tende ad esagerare un po’ nelle proprie ricerche.
B015 [FREE! IWATOMI SWIM CLUB] Rin Matsuoka/Aiichiro Nitori, Quando il senpai infine ti nota
B016 [FROZEN] Hans/Elsa, Hans concepisce il solito piano malvagio ma contro ogni probabilità finisce per innamorarsi di Elsa.
B017 [FRUITS BASKET] Hatori Soma/Momiji Soma, Momiji e Hatori sono, rispettivamente, un coniglio di pezza di un inguardabile verde bottiglia ed un portachiavi di peluche a forma di cavalluccio marino con un occhio scucito, dimenticati sullo scaffale impolverato di una minuscola bottega in periferia che vende oggetti usati. Si sono conosciuti al momento della vendita di Momiji da parte della nonna di una bambina e da allora il piccolo coniglietto di pezza non ha fatto altro che riempire con le sue chiacchiere le giornate, prima monotone, del poratachiavi, professando ogni due per tre il suo profondo amore nei suoi confronti. Per ovvie ragioni, Hatori non lo ha mai preso troppo sul serio, sotto quel punto di vista. Vengono entrambi acquistati da Toru, che li rimette in sesto per regalarli ai suoi due figli, come portafortuna.
B018 [GAME OF THRONES] Daenerys Targaryen, imparare
B019 [GAME OF THRONES] Qualsiasi personaggio/pairing, Hogwarts!AU.
B020 [GAME OF THRONES] Sansa/Petyr, mi va bene tutto, solo dev'essere angst e IC T_T
B021 [GLEE] Blaine Anderson/ Kurt Hummel: AU!Victorian con matrimonio combinato di uno dei due con una donna
B022 [HANNIBAL] dark!Will Graham/Hannibal Lecter, complici
B023 [HANNIBAL] È Pasqua, e Winston è ancora tutto solo.
B024 [HANNIBAL] Hannibal Lecter/Will Graham, Hannibal droga Will per poter assaggiare un pezzo della sua natica senza doverlo per forza uccidere.
B025 [HARRY POTTER] Harry/Severus, in un settimo anno alternativo Harry dà modo a Severus di assegnargli una punizione di un mese intero (bonus se riuscite a metterlo in ginocchio sotto la cattedra!)
B026 [HETALIA: AXIS POWERS] Prussia/Canada, Scherzi di pessimo gusto
B027 [HOMESTUCK] Ancestor!Eridan e Ancestor!Karkat, rispettivamente famoso storico e famoso diplomatico in missione di pace, nell'Età D'Oro di Beforus
B028 [HOMESTUCK] Dave Strider, Figuracce via web (smuppets implied)
B029 [INCEPTION] Arthur/Eames, "my true love is a man who never existed at all"
B030 [K PROJECT] Suou Mitoko/Munakata Reiji, qualcuno trova il modo di stabilizzare il potere del Re Rosso e il Re Blu si prende il compito di tenerlo d'occhio, per evitare che si ripeta quello che è successo quando hanno affrontato il Re Senza Colore.
B031 [KUROKO NO BASKET] Kasamatsu Yukio/Kise Ryouta, università!AU
B032 [KUROKO NO BASKET] Kiyoshi Teppei/Hyuuga Junpei, "Cristo, perché sono venuto a vivere con te?"
B033 [KUROKO NO BASKET] Kiyoshi Teppei/Hyuuga Junpei, "Let's have fun!"
B034 [LES MISÉRABLES] Cosette/Éponine, college!AU
B035 [MAGI: THE LABYRINTH OF MAGIC] Sinbad/Judal, AU in cui Judal è il Magi di Sinbad
B036 [MARVEL CINEMATIC UNIVERSE] Tony/Steve, Omega!verse in cui nella società governano gli omega e gli alpha sono emarginati perché ritenuti violenti ed incontrollabili. Alpha!Tony please *ç*
B037 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Fitz/Simmons, il primo bacio.
B038 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Jemma Simmons/Leo Fitz, fluff
B039 [MERLIN] Arthur/Merlin, angst, "La morte non guarda in faccia nessuno".
B040 [MODERN FAMILY] Gloria/Jay, Gloria sta preparando un occasione speciale e a sopresa per Jay, ma lui comincia a nutrire dubbi sulla possibilità che ci sia un altro e va nel panico.
B041 [NARUTO] Neji Hyuuga/Rock Lee, "Lee, no!" "Ma... Ma Neji! Ho visto Kakashi-sensei e Gai-sensei farlo!" "Ti ho detto di no!" "Ma era una sfida molto accanita, Neji!". Bonus se pesanti accenni Gai/Kakashi e se ad un certo punto della storia Neji viene costretto dagli eventi (o da Lee) a vestirsi da donna. Bonus se in parte P0rn.
B042 [NOTRE-DAME DE PARIS] Frollo/Esmeralda, Esmeralda viene rinchiusa dall'arcidiacono Frollo nelle sue stanze, dove cerca di convincerla a concedersi a lui, anche con la forza. Lei lo rifiuterà, fin quando non vedrà in lui solo l'uomo disperato e triste che è in realtà.
B043 [ONCE UPON A TIME] Emma/Hook, Killian non è assolutamente pronto a diventare padre. O forse sì?
B044 [ONCE UPON A TIME] Graham/Emma; Vero Amore.
B045 [ONCE UPON A TIME] Neal/Emma, Happily ever after
B046 [PORCOROSSO] Marco, "Meglio maiale che fascista!"
B047 [REIGN] Francis/Mary/Bash, threesome alla corte di Francia.
B048 [RPF ATTORI] Jared Leto/Colin Farrell, gente che fa casino sotto la finestra
B049 [RPF CALCIO] Alberto Gilardino/Stevan Jovetic, ritrovarsi e perdersi ancora
B050 [RPF CALCIO] Andrea Ranocchia/Dejan Stankovic, Odio tante cose da quando ti conosco / e non ne conosco neanche il perché e/o e tutto è perfetto / tutto somiglia a te / e un anno va bellissimo / bellissimo così com'è e/o Sei più forte di ogni bugia / e se la gente ferisce / è perché tu sei migliore e lo capisce (bene) / la tua timidezza non condanna, no no / ma ti eleva da chi odia, chi ferisce e inganna (Hai delle isole negli occhi, Tiziano Ferro)
B051 [RPF THE AVENGERS] Tutto il cast, AU: Per motivi sconosciuti, Scarlett Johansson si ritrova a possedere le esatte capacità marziali di Black Widow, Chris Hemsworth scopre che il martello di Thor ha smesso di essere soltanto un prop, e Jeremy Renner si rende conto che l'arco di scena è cambiato ed è un'arma capace di uccidere sfiorando appena le dita. Seguono disastri/ilarità/whatever
B052 [RPF THE HOBBIT] Dean O'Gorman/Aidan Turner, notte degli Oscar
B065 [RPF TOKIO HOTEL] Tom Kaulitz/Bill Kaulitz, Bill Kaulitz è ubriaco è lo spettacolo più terribilmente spassoso che Tom abbia mai visto, solo che la cosa gli sfugge (un po') di mano.
B053 [SHERLOCK BBC] Sherlock/John, post TLB, John scende a patti con l'importanza di Sherlock, e rassicura lui e se stesso
B054 [SPARTACUS] Agron/Nasir, modern!AU, Agron è un soldato in missione, Nasir è un civile del luogo che lo curerà in seguito a un conflitto a fuoco (no death!fic).
B055 [STAR TREK XI] Spock/Uhura Nyota, Perché uscire con un vulcaniano non è solo strano, ma anche psicologicamente debilitante. Uhura si rende conto che, se vuole salvare quel disastroso appuntamento, deve prendere lei in mano l'iniziativa.
B056 [STAR TREK XII] James T. Kirk/Spock, Sperduti su un pianeta ghiacciato, Spock ragiona sulla sua relazione con Kirk e si decide finalmente ad ammettere che no, la loro non è solo una stupida e illogica relazione basata sul sesso.
B057 [SUITS] Harvey/Jessica, 'Soon she's down the stairs / her morning elegance she wears'
B058 [SUITS] Mike/Harvey, calze da donna
B059 [SUPERNATURAL] Benny/Dean Winchester, In Purgatorio sono successe molte cose.
B060 [SUPERNATURAL] Dean Winchester/Castiel, AU. Dean e Castiel sono amici e fanno sempre colazione nella stessa caffetteria, quella in cui lavora Samandriel. Samandriel pensa che loro siano una coppia; il suo capo, Balthazar, crede che lui abbia ragione.
B061 [SUPERNATURAL] Destiel, ambientato nella nona stagione, tendenzialmente post 9x10. Castiel fa visita a Dean in uno dei suoi sogni per parlargli. Ci devono essere dei chiarimenti (impliciti e soltanto scritti nella storia, o resi espliciti e detti a Dean, non importa) a proposito dell'attuale condizione di Castiel dopo aver recuperato il suo mojo. Bonus: Dean aiuta Castiel a mettersi a posto le ali ormai rotte e a pezzi. (Ulteriore Bonus: Sam si era offerto di farlo durante la 9x11 ma Castiel non era riuscito a farsi toccare le ali da lui.)
B062 [SUPERNATURAL] Wincestiel, AU in cui Dean e Sam sono angeli e hanno il compito di badare a Castiel, che è invece rinato come essere umano
B063 [TEEN WOLF] Peter/Lydia, "you're my anchor"
B064 [THE TOMORROW PEOPLE] John/Stephen in cui John è MERAVIGLIOSO (come d'altronde è nel canon) e Stephen non può fare a meno di dimenticare totalmente Cara e lanciarsi fra le sue braccia (?).
B066 [WHITE COLLAR] Peter/Neal/El, what if? post-s5. A Neal è stata concessa la libertà, non viene rapito, e Peter va a Washington con El; Neal andrà a fargli visita molto spesso, come promesso... e alla fine vi si trasferirà proprio.

Buona generosità a tutti. ♥
 
 
 
flat_whatflat_what on March 17th, 2014 06:50 pm (UTC)
A0027 | [HETALIA: AXIS POWERS] Germania/Nord Italia | fluff, slash | NSFW | 1724
L’aria fresca della sera era colma di musica e suoni, per le strade si poteva scorgere ogni sorta di maschere variopinte. Germania cercò come meglio poteva di destreggiarsi nel confusionario Carnevale di Venezia, dirigendosi a passi affrettati nel piccolo appartamentino dove Veneziano aveva residenza il quel periodo.
Non era rilassato. A casa lo aspettavano innumerevoli scartoffie da compilare, come sempre, del resto, e due giorni di pausa non sarebbero mai riusciti a rilassarlo del tutto. Eppure, Veneziano aveva insistito, Vieni a vedere il Carnevale, è da tanto che non lo fai, vedrai che ci divertiremo, e Germania non se l’era sentita di rifiutarlo. Era già da un po’ che non passavano del tempo insieme, in fondo. Ma anche così… Altro motivo di sconforto per lui era un regalino che portava ora, nascosto nella borsa da viaggio insieme alle sue cose. Era una penna. Una bella penna da ufficio, di quelle che hanno il loro contenitore personale e la scritta in oro. Ma restava una penna.
Veneziano, di solito, faceva regali più fantasiosi. Una volta, in periodo di Carnevale come in quel giorno, gli aveva pure regalato una maschera. Germania sperò che non lo facesse di nuovo. Apprezzava il pensiero, ma c’era qualcosa di profondamente inquietante in quelle maschere, e la sua era rimasta in un cantuccio dell’armadio a casa sua, mai indossata. E comunque, anche questa volta, Veneziano gli avrebbe regalato qualcosa di romantico e/o originale e lui avrebbe detto Sì, anch'io ti ho preso un pensierino, guarda che bella penna. Il pensiero lo faceva innervosire un po’. Aveva smesso di seguire manuali vari, troppe brutte avventure con quegli affari, e aveva cominciato a fidarsi dei propri gusti personali anche in fatto di regali. Il problema era che i suoi gusti non coincidevano necessariamente con quelli di Veneziano, e lui se ne ricordava troppo tardi fin troppo spesso.
Sospirò e ricacciò quei pensieri nella sua mente. Accelerò il passo.
flat_whatflat_what on March 17th, 2014 06:53 pm (UTC)
Re: A0027 | [HETALIA: AXIS POWERS] Germania/Nord Italia | fluff, slash | NSFW | 1724
Veneziano lo accolse a braccia aperte.
“Ciao, Ludwig! Com’è andato il viaggio? Hai visto quante maschere?”. Senza neanche dargli il tempo di rispondere, lo abbracciò stretto e gli diede un bacio sulle labbra.
“Entra, entra, avevo finito di preparare la cena”. Lo fece entrare in casa, ma subito si fermò di colpo, come a ricordare improvvisamente qualcosa.
“Ti ho preso un regalo, spero che ti piaccia”, disse mentre andava a prendere qualcosa dall'altra stanza. Germania si accomodò su una poltrona del salotto, tirando fuori dalla borsa il suo regalo, sospirando di nuovo.
Veneziano tornò con un posacenere in pietra lavica.
“L’ho preso quando sono andato in Sicilia con mio fratello. Ti piace?”.
Era carino, ma Germania sapeva che lo avrebbe adoperato maggiormente Prussia. Lui non fumava quasi mai. Ma comunque, sarebbe stato un bel soprammobile.
“Anche io ti ho preso qualcosa”, cominciò.
“Oh, grazie! Non c’era bisogno!”, Veneziano stava facendo i convenevoli, ma la verità era che gli piaceva ricevere regali.
Germania gli consegnò il pacchetto con dentro la penna. Quando l’ebbe scartato e ne ebbe constatato il contenuto, Veneziano saltellò e andò a dargli un altro bacio sulla guancia.
“Grazie Ludwig! Mi piace molto”. Lo chiamava sempre ‘Ludwig’ quando erano soli, nonostante fosse solo un alias di fantasia. Era come a volergli dire ‘Non c’è bisogno che tu sia Germania anche mentre sei in vacanza’. Dal canto suo, Germania non era mai riuscito a spingersi più in là di ‘Veneziano’, forse per convinzione che una Nazione deve rimanere una Nazione, non importa in che circostanza. Per fortuna, questa cosa non infastidiva Veneziano, come non lo aveva infastidito il regalo. Germania sospirò, stavolta di sollievo. La prossima volta, avrebbe comunque cercato un regalo migliore.
La voce di Veneziano lo risvegliò dai suoi pensieri.
“Ho fame. Andiamo a mangiare?”. Sorridendo, batté le mani. “Ho preparato una pasta al sugo che è una meraviglia!”
(no subject) - flat_what on March 25th, 2014 03:40 pm (UTC) (Expand)
yuki: shradeyuki013 on March 18th, 2014 06:42 pm (UTC)
A036 | [Kuroko no Basket] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | Fluff, shonen-ai, AU | SAFE | 795

Il completo gli sta, in tutto e per tutto, come un sacco di iuta starebbe addosso ad una modella – solo al contrario, forse. Tira nei punti sbagliati, gli sta largo sulle spalle e stretto contro i muscoli delle braccia. I pantaloni lucidi lo fanno sembrare uscito da un manga dei tardi anni Ottanta. I mocassini scricchiolano ad ogni passo e Taiga deve davvero fare un enorme sforzo per convincere se stesso che non solo deve uscire di casa vestito in quel modo, ma dovrà anche passarci (si spera) il resto della sua vita così abbigliato. La prospettiva è talmente allettante che mette da parte persino la colazione.
«Papà, faremo tardi!»
Shishi si infila sotto uno dei suoi gomiti, tirandogli la punta della cravatta. Kagami molla il suo toast –non che lo volesse più, comunque- sul piatto e le sistema le codine, facendo attenzione a non farle male quando stringe gli elastici. Con il dito le asciuga un angolo della bocca sporco di marmellata e le da un bacio rumoroso sulla fronte, prima che lei gli sorrida e lo esorti ancora una volta a sbrigarsi.
Perché no, pensa Taiga, magari sarà un nuovo inizio. Al colloquio per la piccola azienda nella quale avrebbe iniziato a lavorare gli avevano subito fatto presente che, nel caso in cui lo avessero assunto, sarebbe stato sicuramente impiegato nella sede dislocata. Altri scatoli da spostare, altra casa, una città nuova con tutti i problemi che ciò comportava – ma Shishi era stata così felice di poter finalmente lasciare il loro paesino di provincia alla volta della città che persino Kagami si era lasciato contagiare. Shishi aveva pianto quando si erano richiusi la porta alle spalle per l’ultima volta, finché il suo papà non l’aveva abbracciata e avevano riso insieme, chiedendosi se nella nuova casa gli avrebbero lasciato tenere degli animali, o se i vicini sarebbero stati due anziani rumorosi proprio come quelli che abitavano lì.
Un’occhiata rapida all’orologio da polso lo convince che è davvero ora di andare. Tocca a Shishi non fargli dimenticare niente, mentre prende il suo zainetto e se lo sistema sulle spalle. Guarda al cielo terso e crede che tutto possa ricominciare, poco per volta.




A Shishi la sua classe piace. Le piace tutto l’asilo, anche se i bambini più grandi a volte prendono i loro giochi e non li ridanno indietro. Sui vetri hanno appiccicato tante sagome di gomma colorate, dai polipi ai pesci, e sulle pareti ci sono cartelloni colorati e figure di animali. Le piace però, più di ogni altra cosa, il suo maestro. Non è una persona come il suo papà, di quelle solari che ti mettono allegria non appena ci parli. È un tipo un po’ taciturno con i grandi, ma con i bambini è sempre di buonumore. Sorride e fa giochi di prestigio facendo sparire le cose, solo per riaverle un attimo dopo fra le dita. Tutti i bambini lo adorano, e anche Shishi non è da meno.
Le altre maestre, tutte donne, lo chiamano Kuroko-kun, ma per i bambini è semplicemente Tetsuya. È il ragazzo che si siede in cerchio intorno a loro e legge di mondi fantastici, di racconti giapponesi e favole straniere come se ne fosse stato protagonista in prima persona. Shishi è certa che se al posto di Tetsuya avesse avuto un altro maestro avrebbe fatto i capricci sin dal primo giorno – ma il suo papà resta sempre a parlare con Tetsuya per qualche minuto, sia quando la accompagna che quando torna a riprenderla nel pomeriggio. Vederli insieme è strano in un certo senso, non sembra il tipo di persona che potrebbe incuriosire Taiga: eppure Shishi lo vede sorridere molto di più da quando frequenta l’asilo, e chiedere sempre del suo maestro, mentre l’altro osserva continuamente l’orologio e sorride di nascosto quando finalmente Taiga arriva.

yuki: shradeyuki013 on March 18th, 2014 06:43 pm (UTC)
Re: A036 | [Kuroko no Basket] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | Fluff, shonen-ai, AU | SAFE | 795

Shishi è piccola e non sa cosa sia l’amore fra due persone, ma di sicuro non può essere tanto diverso da quello che prova per il suo papà. Lo trova giustissimo e bello, e le viene facile invitare Tetsuya a casa loro per cena – altrettanto semplice è chiedergli di restare una notte, poi due, poi basta un gesto diverso perché la mattina sia Tetsuya ad andarla a prendere sotto casa, e un altro più irruento perché quella casa diventi loro, di tutti e tre. È stato semplice ricominciare, non privo di difficoltà, ma incredibilmente semplice.
È un processo talmente naturale che alla cerimonia dell’ultimo anno di liceo Shishi non si vergogna affatto di essere stata trovata da Kagami in un sacco della spazzatura mentre tornava da scuola. È quella la sua famiglia, quello il posto al quale può sempre tornare, e di suo padre le braccia di Tetsuya che si allontana di appena un passo da Taiga per abbracciarla, esattamente come quando era bambina.

flat_whatflat_what on March 19th, 2014 05:25 pm (UTC)
A074 | [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean Kirstein/Armin Arlert | comico, shonen-ai | SAFE | 584
“Jean, aspetta”.
Armin si scostò dal suo ragazzo. Gli dispiaceva doverlo rifiutare, e il bacio stava piacendo anche a lui, ma non riusciva a togliersi quella sensazione dallo stomaco…
“Che ti prende?”, chiese Jean, alzando un sopracciglio. “Sei preoccupato?”.
Armin guardò a destra e a sinistra: dal corridoio non spuntava nessuno.
“Penso che prima dovremmo uscire da qui, andare fuori o qualcosa del genere”.
“Perché?”, chiese nuovamente Jean.
“Perché…”, Armin lanciò un’ultima occhiata.
“Insomma, di che hai paura, Armin? Non è da te”.
“Ma Jean… E se ci scoprono?”.
Jean lo guardò per un attimo non nascondendo una certa sorpresa, poi non represse un sorrisetto.
“E come mai proprio stanotte ti viene un’idea simile? Chi vuoi che sia alzato a quest’ora? E se ci scoprono, saranno anche fatti nostri, no?”
“Ma Jean, e se ci scopre-”.
“Sta tranquillo”, Jean lo baciò di nuovo e, per un secondo, ad Armin passò ogni preoccupazione.
Non durò a lungo.
“Che diavolo state facendo?!”, fu il grido che li sorprese alle loro spalle. Armin sospirò: era Eren.
“Jean, allontanati da Armin!”, gridò Eren, noncurante dell’ora tarda. Armin gli fece disperatamente cenno di fare silenzio, ma i suoi sforzi furono vanificati dalla persona chiamata in causa.
“Non gli sto facendo nulla di male. Cuciti la bocca, Eren!”.
Armin sospirò di nuovo e cedette alla tentazione di premersi una mano sugli occhi. Voleva un bene dell’anima a quei due, anche se in modo diverso, ma sapevano essere davvero poco collaborativi, alle volte.
Cercò di fare da intermediario, e si pose tra i due, o a momenti avrebbero svegliato tutti gli altri.
“Eren… Non sta succedendo niente di male”.
Lo sguardo di lui sembrò lanciare un ultimo fulmine all'indirizzo di Jean, ma si addolcì guardando Armin.
“Scusa, mi era sembrato…”.
“Eren”, lo interruppe Armin. Non si sentiva in grado di mentirgli ulteriormente. E in ogni caso, qualunque fosse stato il risultato, si disse che era meglio togliersi il dente ora.
“Credo sia esattamente come ti era sembrato”.
Eren, la bocca spalancata, guardò Armin. Poi guardò Jean. Poi di nuovo Armin.
Si mise a gesticolare furiosamente, muovendo il dito da uno all'altro.
“Voi due… Voi due siete...? Cioè-”.
“Ti crea qualche problema?”, gli disse Jean, stizzito.
“E anche se fosse?”, Eren pareva seriamente sul punto di trasformarsi in Titano, e i due avevano ricominciato a fare confusione.
“Potete per favore fare silenzio?!”, esclamò Armin, accorgendosi due secondi dopo del proprio tono di voce, decisamente troppo alto per quell'ora. Si tappò la bocca, arrossendo fino alle orecchie, e pregando in silenzio che quei due la smettessero, una buona volta.
A vederlo così agitato, Eren, con un cenno di scusa, gli parlò il più piano possibile.
“Armin… A te va bene così?”.
Armin annuì.
“Davvero? Proprio con lui?”.
Armin annuì di nuovo.
Eren sospirò.
“Va bene. Vi lascio a…”, fece fatica a terminare la frase senza riprendere a gesticolare imbarazzato: “Qualunque cosa stavate facendo”.
Ma, prima di tornare a dormire, si rivolse un’ultima volta a Jean.
“Ti tengo d’occhio, Kirstein”, disse minaccioso. Poi si allontanò a grandi passi.
Jean sbuffò.
“Beh, è stato facile, no? Non c’era bisogno che ti preoccupassi”.
Con un ghigno, alzò con due dita il volto di Armin.
“Dove eravamo rimasti?”.
Ma rimase a bocca asciutta: Armin lo aveva fermato e gli aveva rivolto un sorriso dispiaciuto.
“Scusa, Jean. Ma penso che ora dovremmo proprio andare a dormire”.
Jean rimase un momento imbronciato, poi scrollò le spalle e lo seguì.
Dopotutto, nessuno dei due voleva essere sorpreso ancora, quella notte.
XShade-Shinra: psychoxshade_shinra on March 25th, 2014 11:38 am (UTC)
Re: A074 | [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean Kirstein/Armin Arlert | comico, shonen-ai | SAFE | 584
XD Ciao, sono ancora io!
Che tu ci creda o no, hai fillato un altro mio prompt (e questa situazione mi ha fatto particolarmente ridere!).
La storia è esattamente come l'avevo immaginata: Jean e Armin che si sbaciucchiano, Eren che li vede e piazza un casino colossale insieme al suo compagno di litigate preferito. XD
Mi è piaciuta davvero tanto, grazie! **
(no subject) - flat_what on March 25th, 2014 03:43 pm (UTC) (Expand)
Caith Vision: KnB -Aokaga-caith_vision on March 21st, 2014 11:43 pm (UTC)
A035 | [KUROKO NO BASKET] Aomine Daiki/Kuroko Tetsuya | Fluff | SAFE | 984
Ricordare il sorriso di Aomine, era stata la parte più dolorosa.
Ricordarlo come se fosse ancora tatuato sulle sue labbra scure, luminoso, infantile e felice, come se facesse parte di lui - di loro - e poi non ritrovarlo. Perderlo non solo nella realtà, ma anche nel ricordo.
E Kuroko lo aveva cercato a lungo, scavando nella propria memoria, richiamandolo ad ogni suo «Aomine-kun.» { Aomine-kun. Aomine-kun… Aomine-kun! Ao–min… } solo per vederlo dissolversi nella polvere di giorni ormai passati, sospeso in un tempo che non sarebbe più tornato, come quel pugno sollevato a fine partita che Daiki non gli aveva più battuto.
Guardarsi indietro e ricordare di essersi lasciato alle spalle quel sorriso, era stata la parte più dolorosa…

«Ohi, Testu!» raschiante, la voce di Daiki si fece largo nel buio della stanza. C'era una smorfia sul suo volto, le labbra arricciate, il naso storto e gli occhi affilati; Testuya poteva immaginarla, anche senza vederla.
«Mi dispiace, non volevo svegliarti.»
Le sue scuse mancarono di convinzione e la mano di Daiki vagò nell'aria, cercandolo, grande, calda { fatta apposta per stringere un pallone e lasciarlo andare solo una volta raggiunto il canestro }, anche quando si aprì sul volto del più piccolo, raccogliendolo tra le dita, proprio come avrebbe fatto con un pallone da basket. Non c'era stata violenza, Testuya aveva chiuso gli occhi, ma era rimasto immobile e l'impatto era stato lieve, sostituito subito da una carezza ruvida, che partiva sempre un po' impacciata, ma che poco alla volta si faceva più sicura.
«Tsk.» se ci fosse una frase dietro a quel verso che pretendeva di apparire seccato, si era persa tra le parole non dette di Daiki. Ce n'erano così tante, Kuroko stava ancora imparando a scoprirle. Era così diverso dai tempi delle medie, Kuroko stava ancora cercando di conoscerlo – di recuperare il tempo che avevano perso.
Sentì le dita del ragazzo arpionarlo dietro al collo e spingerlo verso il basso, obbligandolo a tornare sdraiato nel letto che condividevano. Una piazza e mezzo, non troppo grande, non troppo piccolo. Giusto. Come il suo finire tra le braccia di Daiki e venir circondato dal suo odore, sentire il suo cuore battergli contro la guancia e la sua bocca avventarsi alla propria spalla nuda, in un morso provocatorio. Giusto. Perfetto.
«Invece di scusarti, perché non inizi a dirmi che ti prende, Tetsu?»
C'erano farfalle nello stomaco ogni volta che Aomine si rigirava il suo nome in bocca, dandogli quella sfumatura maliziosa, ruvida e sensuale che usava quando erano da soli o quando voleva marcare il territorio – Testuya, lui era il suo territorio.
«Testu?» la bocca di Daiki si riempì della sua spalla, mordendolo ancora per assicurarsi che lo avesse sentito.
Kuroko chiuse gli occhi, stringendoglisi addosso, sdraiato sul corpo più alto del ragazzo.
«Scusami.» mormorò, non trovando nulla di meglio da aggiungere, nessuna spiegazione, solo scuse, cordiali. Inutili agli occhi di Daiki. Non aveva mai avuto bisogno di scuse e Testuya era l'ultima persona che avrebbe dovuto porgergliele.
«E che palle.»
«Scu–»
«Se lo dici ancora ti butto giù dal letto.»
La bocca del più piccolo si piegò contro il petto dell'altro, una curva che premeva contro la sua pelle nuda e definiva un sorriso che gli occhi di Aomine non riuscivano a vedere. Ma poterlo sentire aveva tutto un altro sapore.
«Alle volte ho ancora paura.»
Era stato un sussurro appena udibile, mescolato al respiro di entrambi e al frusciare delle lenzuola quando le mani di Daiki scorsero sulla schiena sottile di Kuroko in una carezza dolce – come tutti gli animali feroci, quella bestia del basket era capace di ferire, di abbattere e di atterrire, ma c'era dell'altro, riservato solo a chi sapeva come prenderlo. Tetsuya si lasciò circondare dalla sua dolcezza, trovando in essa il coraggio di parlare.
«Ho paura di dimenticare com'eri.»
Sentì i muscoli del ragazzo farsi più rigidi, il volto sollevarsi e reclinarsi per guardare il suo profilo e le dita fermarsi in mezzo alla sua schiena, spalancate a coprirla.
«Di che diavolo parli?»
Caith Vision: KnB -Aokaga-caith_vision on March 21st, 2014 11:43 pm (UTC)
Re: A035 | [KUROKO NO BASKET] Aomine Daiki/Kuroko Tetsuya | Fluff | SAFE | 984
«Non– non fraintendere, Aomine-kun, non voglio dire che mi piacessi di più di ora. Non è assolutamente così.» aveva cercato i suoi occhi, alzando la testa e riempiendo lo sguardo di sicurezza così come la bocca si era riempita della sua solita sincerità. Mentire non era nel DNA di Testuya. «È che voglio ricordare tutto di te, ogni cosa che mi abbia fatto innamorare di te.»
Daiki rigettò il capo sul cuscino, in un verso disgustato che aveva dato voce al suo imbarazzo.
«Se avessi saputo che avresti cercato di farmi cariare i denti, avrei continuato a dormire.» il commento era giunto con uno sguardo al soffitto e un battito del cuore che si era perso, trafitto da una stilla e poi scaldato dalle stupide parole di un ragazzino innamorato.
Avevano taciuto entrambi e avevano capito che c'era dell'altro, avrebbe solo dovuto trovare le parole giuste per esprimersi. Accidenti a Tetsu.
Sbuffò, gonfiando le guance e lasciandole gonfie a lungo, in un'espressione buffa che attirò l'indice di Testuya e il bisogno di pungolarle, svuotandole dell'ossigeno raccolto insieme alle parole.
«Chi se ne frega di quello che ti ha fatto innamorare.» l'aveva detto tutto d'un fiato, senza rimpianto, senza dubbi, con la forza fiera che rappresentava Daiki Aomine. Cercò gli occhi di Kuroko nel buio della stanza, ritrovandoli già specchiati nei propri «Vorrà dire che, se te ne dimenticherai, troverò il modo per ricordartelo ancora, per darti altro da amare.»
«Aomine-kun…»
«E.» riprese, in un soffiare indignato «Non lo ripeterò una seconda volta, quindi mettitelo bene in testa e torna a dormire.»
Testuya sorrise, annuì e posò le labbra sulle sue, in un bacio casto, troppo diverso da quelli avidi e possessivi di Aomine, eppure così perfetto. Daiki rilassò i muscoli, tornando ad abbracciarlo e la sua bocca trovò ancora quella di Tetsuya e poi ancora e poi ancora.

Ricordare il sorriso di Aomine, era stata la parte più dolorosa.
Ricordarlo. Perderlo. E venire ignorato, come quel pugno sospeso a mezz'aria.
Fino a quando le nocche di Daiki non si erano unite di nuovo alle sue.

sara_sakurazukasara_sakurazuka on March 22nd, 2014 01:45 pm (UTC)
A036 | [KUROKO NO BASKET] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | shonen ai, fluff, AU | SAFE | 977
Kagami Taiga non era abituato ad avere a che fare con le casalinghe che andavano a prendere i figli all'asilo. Per lui, vedere tutte quelle donne insieme, era quasi un disagio. Le sentiva parlottare. Sussurravano e ridacchiavano. Quando passava, sentiva i loro sguardi su di sé.
Purtroppo non era qualcosa che potesse evitare.
Aveva da poco divorziato e sua moglie se n'era andata di casa lasciando il figlio a lui. Non era stato un bel divorzio, il tutto era stato anche alquanto patetico. Sin dal principio, quando era tornato a casa prima del previsto ed aveva trovato un altro uomo nel suo letto.
Ancora più deluso era stato quando quella donna aveva detto che non voleva il figlio.
Aveva sentito la rabbia crescergli dentro. Il tradimento lo aveva anche potuto sopportare. Il divorzio pure. Ma sentirla pronunciare davanti al giudice che il figlio poteva rimanere con lui lo aveva ferito nel profondo. Si chiedeva seriamente per quale motivo lo avesse messo al mondo, se ora lo abbandonava così.
Hikaru non aveva alcuna colpa e Taiga lo amava e adorava. Per questo riusciva anche a sopportare tutte quelle casalinghe che continuavano a guardarlo e parlottare tra di loro.
Per fortuna o sfortuna, l'essere mangiato dai loro occhi non capitava così spesso.
Fare il vigile del fuoco non era un lavoro così regolare, e i suoi orari erano fin troppo sballati. Spesso andava sua madre a recuperare il nipote, e poi lo teneva finché lui non tornava dal lavoro. A volte, se finiva troppo tardi, restavano a dormire direttamente dai nonni.
Quel giorno era un po' in ritardo. Le altre madri avevano già preso i figli per mano e stavano andando verso casa.
Suo figlio teneva invece per mano il maestro e gli parlava di qualcosa.
Si era concentrato sul volto dell'educatore. Sorrideva sempre gentilmente a bambini ed adulti, e tutti finivano per adorarlo. Era perfetto per quel lavoro. Anche suo figlio lo diceva sempre e gliene parlava in continuazione.
“Il maestro ha fatto questo, il maestro ha detto questo” e lui continuava ad ascoltarlo, ormai rapito dai discorsi del bambino.
- Kagami-san – come sempre, il maestro Kuroko gli aveva sorriso gentilmente – Hikaru mi stava giusto parlando di lei e del fatto che stasera lo avrebbe portato a mangiare ramen.
Taiga si era imbarazzato per un attimo. Il fatto che suo figlio parlasse di lui lo metteva sempre in imbarazzo.
- Gliel'ho promesso perché ieri sono tornato a casa troppo tardi.
- La nonna ha anche detto che è andato a letto senza cena! - il tono del bambino era sconvolto, come se qualcuno gli avesse detto che la Terra aveva iniziato a girare al contrario.
Kuroko aveva sorriso di nuovo, questa volta al bambino. Gli aveva accarezzato i capelli.
- Maestro, le piace il ramen? - Hikaru aveva stretto le piccole mani a pugno, come faceva quando era entusiasta di qualcosa. Il ramen, o il cibo in generale, lo rendevano felice. Aveva decisamente preso da lui.
- Si, non mi dispiace. A te piace? - il giovane uomo si era inginocchiato per parlargli alla stessa altezza.
Il modo in cui lo faceva era così naturale. Nulla sembrava forzato, anche quando doveva parlare con quelle piccole pesti.
Forse aveva iniziato ad interessargli anche per quello.
No, non era solo frustrazione. Era vero che dopo il divorzio non aveva avuto né tempo né voglia di cercare altra compagnia. Il lavoro e Hikaru lo tenevano già abbastanza impegnato. E gli stava bastando anche solo guardare quel maestro. Se non era riuscito a far funzionare un matrimonio, da cui era nato anche un bambino, davvero non sapeva come avrebbe fatto funzionare un'altra relazione. Soprattutto con un uomo.
- A me piace moltissimo! A volte lo prepara papà! - gli occhi di suo figlio brillavano. Possibile che si emozionasse solo con il cibo e il basket?
Scosse la testa. Era proprio figlio suo.
- Maestro, perché non viene a mangiare il ramen con noi?
Si era sentito gelare per un attimo il sangue nelle vene. Non se l'aspettava. Minimamente. Certo, aveva pensato qualche volta di invitare Kuroko a bere qualcosa o a cena, ma il coraggio era sempre mancato. E aveva sempre finito per prendere Hikaru e tornare a casa.
sara_sakurazukasara_sakurazuka on March 22nd, 2014 01:45 pm (UTC)
Re: A036 | [KUROKO NO BASKET] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | shonen ai, fluff, AU | SAFE | 977
- Ma non volevi avere tuo papà tutto per te stasera? - aveva sorriso ancora, con dolcezza.
- Se vuole venire con noi, è il benvenuto – lo aveva guardato, serio, anche se sentiva le guance in fiamme. E si sentiva ridicolo. Grande e grosso com'era, arrossiva nell'invitare qualcuno ad uscire. E poi, poteva davvero solo essere una cena. Non era per forza un invito da “Ti porto a cena e poi ti sposo subito”.
Kuroko lo aveva guardato con i suoi grandi e dolci occhi. Dopo un primo istante di smarrimento, perché sicuramente non si era aspettato quell'invito da parte sua, aveva sorriso e aveva annuito.
- Datemi solo un attimo e vi raggiungo – si era alzato ed era rientrato nell'edificio, probabilmente per prendere le proprie cose. Era sicuro di averlo visto arrossire.
Hikaru gli si era avvicinato e gli aveva stretto la mano.
- Papà si è innamorato del maestro – aveva sentenziato come se fosse la cosa più semplice del mondo.
- Non sono innamorato! - aveva protestato e poi aveva abbassato lo sguardo verso il bambino – E tu quando hai imparato una cosa del genere?
Hikaru aveva sorriso e lui aveva scosso la testa prima di prenderlo in braccio. Non sapeva se era innamoramento o solo voglia di passare la serata con qualcuno. Ma doveva essere grato a suo figlio. Se Hikaru non lo avesse invitato, probabilmente lui sarebbe ancora lì, a guardarlo e farsi filmini su come approcciarsi. E Hikaru si sarebbe anche laureato mentre lui ancora stava li a cercare un modo per invitarlo.
Doveva solo ringraziarlo. Gli stava dando l'opportunità di iniziare un nuovo capitolo della propria vita, magari proprio con il giovane uomo che stava ora uscendo, che li guardava sorridendo e con le guance lievemente colorate di rosso.
Caith Visioncaith_vision on March 22nd, 2014 11:23 pm (UTC)
A077 [SUITS] Harvey/Mike, Harvey/Scottie | Generale | Slash | SAFE | 1040
Un bicchiere di scotch e la lingua si scioglie.
«Ho bisogno di saperlo.»
Ma la donna non sa quanto sia sbagliato chiedere. Quanto sia stupido. E masochistico. E cieco. E… Oh, se solo non fosse così innamorata di lui, se solo fosse riuscita a rimanere dietro quella linea che separa la semplice infatuazione per Harvey Specter { i sorrisi maliziosi, il sesso e le provocazioni } dall'amore per lui { la fiducia tradita, il sesso e i dubbi di una donna – fragile, umana }.
Fermati, Scottie. Taci. Non lo fare. Le suggerisce il cuore, quello che di solito riesce a trincerare dietro a un contratto blindato che vieta sentimentalismi e romanticherie. Ma non con Harvey, eh? Oh no, con lui doveva essere diverso.
«Prima, forse, potevo fare finta di niente, ma ora che vi guardo tutti i giorni… ti sei mai resto conto di quanto tu sia felice quando sei insieme a Mike? Molto più di quanto tu lo sia con me…»
Il sorriso beffardo di Harvey fa male. Il suo scuotere la testa ed aggrottare la fronte, guardandola come se fosse preda del delirio, anche se sa che è vero. Con Mike tutto ha un sapore migliore, perfino lo scotch.
«Non avevo realizzato che avessi bevuto così tanto, Scottie.»
«Sono seria.»
E questo dovrebbe spaventare tutti e due. In un certo senso lo fa, anche se in modi diversi: lei è spaventata dalla risposta ad una scelta che ancora non gli ha posto e lui è spaventato da Mike, da quello che prova per lui, perché è soverchiante, è dolce, è diverso da tutto ciò a cui è abituato.
«Che cosa vuoi che ti dica, Scottie?»
«Non lo so, dimmelo tu, Harvey, non hai neppure provato a negare. Non hai neppure mai provato a guardare me, come guardi lui.»
Se ci fosse stato uno specchio davanti agli occhi di Harvey per ogni volta che ha rivolto il suo sguardo a Mike, avrebbe capito che cosa intende Dana. Ha un'espressione diversa riservata solo all'associato, protettiva, fiduciosa, fiera, orgogliosa, bella. Lucente. E Dana la odia. E Dana la ama. E non è mai stata per lei…
«Ho bisogno di saperlo.» ripete e non ha idea di quanto invece abbia bisogno di continuare ad ignorarlo «Ho bisogno che tu scelga. Mike o me?»
Scopre quanto sbagliata suoni quella domanda quando è troppo tardi, la sente stridere in bocca e poi scivolarle via, prima di poterla ricacciare in gola. Si pente di averlo chiesto, si pente di essere entrata nell'ufficio di Harvey e aver preso posto tra i cuscini di pelle del suo divano, si pente di avergli sorriso e averlo baciato e aver guardato la scrivania e quel punto preciso in cui Mike si ferma sempre per parlare con l'uomo. Ed ora gli ha chiesto di scegliere tra loro due. Gli ha chiesto di mentire. O di dire la verità e liberarla finalmente dal suo incanto – se mai esista davvero un modo per smettere di amare Harvey Specter.
Caith Visioncaith_vision on March 22nd, 2014 11:24 pm (UTC)
Re: A077 [SUITS] Harvey/Mike, Harvey/Scottie | Generale | Slash | SAFE | 1040
«Nulla? Davvero? Hai sempre qualcosa da dire ed ora, invece, taci?»
«Perché non sono abituato a rispondere a domande stupide.» il tentativo di nascondersi dietro al sarcasmo è blando, inutile «Scottie…»
«No.»
Dana si alza.
Ora ha capito. Ora sa. Ma, la verità, è che ha sempre saputo, come tutti allo studio. Forse soltanto Louis nutre ancora qualche dubbio su Harvey ed il suo pony.
C'è un bicchiere di scotch abbandonato sul tavolino e rumore di tacchi che si allontanano dall'ufficio, quando Scottie se ne va.
Harvey guarda il fondo giallastro del proprio bicchiere e sente di aver perso un altro pezzettino di sé, piccolo, ma che lo rendeva in qualche modo migliore.
«Dannazione.»
Vorrebbe tornare indietro e cancellare gli ultimi minuti di quella serata, ma tutto quello che fa è rimanere seduto, sotto l'ultima luce rimasta ancora accesa tra gli uffici del piano.

Ha la sensazione che siano trascorse ore, quando invece sono passati solo pochi minuti quando Mike si presenta sulla porta, con un sorriso amichevole e l'offerta di una spalla su cui piangere. In modo figurato, il più giovane nutre ancora dubbi sul fatto che l'uomo sappia piangere.
«Ho visto Scottie andare via, qualche minuto fa.» sta attento nel tono di voce usato, lo pesa e lo controlla, non vuole sembrare troppo sfacciato. Non vuole ferire Harvey, neppure involontariamente «E tu non la stai seguendo.»
«Ottima osservazione, Sherlock. È una fortuna che le tue doti investigative siano al servizio di questo studio.» Harvey alza il bicchiere, brinda alla sua salute e ad una battuta puerile che non ha fatto ridere né lui, né Mike e che a malapena apre un sorriso sul proprio volto. O forse è la presenza del più giovane a farlo sorridere, il modo in cui l'abito che indossa è stropicciato al petto dalla tracolla che trancia in due quella stupida cravatta troppo sottile. Dio!, quanto sono ridicole le sue cravatte. Dio!, quanto le trova adorabili, annodate al suo collo.
«Hai voglia di un po' di compagnia?»
«Se questo può evitare che lo scotch vada sprecato.»
Indica il bicchiere abbandonato sul tavolo e Mike prende posto accanto a lui.
Non è il bicchiere che la mano ritrova, è la spalla di Harvey, che Mike stringe fingendo di volersi imbattere in un discorso filosofico sull'amore, le donne e le sue conquiste. Ma il discorso non viene iniziato e le dita si stringono più forte, scivolano più vicino al colletto della camicia ancora perfetta, sfiorano il collo e poi i capelli. Sono morbidi, come ha sempre immaginato. Potrebbe passarci l'intera nottata, invece lascia che quel lungo attimo termini, riabbassando la mano.
«Qualsiasi cosa tu abbia fatto, troverai un modo per farti perdonare. Lo trovi sempre.» c'è totale fiducia nelle parole di Mike. E nei suoi occhi.
Harvey scuote il capo.
«Non questa volta.»
Non gli serve il perdono di Scottie.
Gli serve invece la bocca di Mike. Ora. In questo momento. Gli serve la sua bocca, la sua presenza, la sua vicinanza, il suo odore, le sue mani, il suo corpo…
Ed in quel bacio improvviso, la bocca di Harvey è bagnata di scotch. Si aggrapperà a quello e alla momentanea insanità mentale, quando, l'indomani, arriverà il momento delle spiegazioni, dei "che cos'era quello di ieri?" e delle occhiate sospette di Donna.
Ma non ora. Non ora che Mike ricambia il bacio e nulla potrebbe riuscire a rendere l'uomo più felice di quella spina nel fianco che si è scelto personalmente. Neppure Scottie.
margependragon: avatarmargependragon on March 23rd, 2014 11:45 pm (UTC)
A002| [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] la Gaang | Commedia | SAFE | 351
“Per quale motivo Zuko dovrebbe apprezzare una recita in cui lui passa per un pazzo sanguinario per la metà del tempo?” chiese Toph. Incrociò le braccia al petto.
“Perché è una bellissima idea!” esclamò Aang dalla sua palla d’aria rotante. Gli occhi gli brillavano come due specchi. “Racconteremo come sia cambiato, maturato e divenuto non pazzo!”
“Ma che schifo” ribatté invece Toph, e fece la smorfia di una che ha un conato di vomito.
“Beh” cominciò Katara con tono pacato, “anche io non ero molto convinta, inizialmente. Ma Sokka ha avuto delle belle idee, devo ammetterlo.”
“Ovvio che le ho avute, sono nato per il teatro, io.”
Toph sbuffò.
“Non sono forse il più grande attore che le quattro nazioni abbiano mai conosciuto? Non ho, forse, sempre avuto le idee più brillanti, le intuizioni più geniali, le battute più vivaci di tutti?”
Suki si mise a ridere. “Come no, mio portento!” e gli stampò un bacio su una guancia. Sokka sorrise come un cucciolo di gattopipistrello grattato dietro le orecchie.
“Questa recita mostrerà a tutta la Nazione del Fuoco che si può vivere insieme in pace” spiegò ancora Aang, acceso dal fuoco sacro dell’amore universale.
“E per quale motivo devo fare io lo zio Iroh? Okay, sarò pure cieca, ma tra una dolce fanciulla, quale io sono, e quel panzone ci passa qualche differenza.”
“Perché, nel primo atto, il personaggio di Toph non compare mai, quindi ci servi per questo altro ruolo. Chi altri potrebbe farlo?”
Sconfitta, Toph sbuffò ancora. “Ma non accetterò mai una barba fatta di peli di Appa, sappiatelo.”
Katara sorrise: “Vedrai, Zuko apprezzerà questo regalo di compleanno. Sono secoli che non ne riceve uno decente.”
Questo sembrò convincerla.
“Cominciamo” disse Sokka. Presero posto secondo il copione.
Oh, tu sei dunque, ragazzo dell’icerberg, tu sei davvero colui che il nostro mondo salverà?” recitò Katara, le braccia al cielo, gli occhi rovesciati all’indietro e la voce vibrante per l’emozione.
“Questa recita è ancora peggio di quell’altra” borbottò Toph tra sé e sé, con le carte tra le mani.
“E io, come pensate che dovrei leggere questo copione?” urlò.
chococate: me gustaaerith1992 on March 24th, 2014 04:08 pm (UTC)
Re: A002| [AVATAR: THE LAST AIRBENDER] la Gaang | Commedia | SAFE | 351
Grazie! Mi è piaciuta un sacco *w*
Il mondo ha più bisogno di Suki e Sokka.
sara_sakurazukasara_sakurazuka on March 24th, 2014 03:59 pm (UTC)
A073 | [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean/Armin | drammatico, sentimentale | SAFE | 883
Jean aveva creduto, ne era fin troppo convinto, che dopo la morte di Marco il suo cuore sarebbe rimasto arido. Era convinto che sarebbe stato per lui impossibile scoprire di nuovo certe emozioni e certi sentimenti.
Soprattutto aveva creduto che nella Legione Esplorativa non sarebbe sopravvissuto a lungo. Si parlava sempre di quante fossero le perdite. E anche lui aveva assistito alla morte di troppe persone.
Solo che lui era ancora vivo. Non sapeva se era bravura o solo una sfacciata fortuna.
Forse era solo una seconda occasione di sentirsi vivo tra le braccia di qualcuno.
Il destino gli aveva tolto Marco, nel modo più brutale possibile, ma poi gli aveva dato Armin.
Il ragazzino biondo lo aveva consolato ogni volta che era il ricordo di Marco si faceva prepotente e lui non lo poteva controllare.
Se Armin non gli fosse stato accanto, sarebbe crollato senza riuscire a rialzarsi.
Per questo aveva sentito sentito tutte le proprie certezze crollare un'altra volta.
Era come se i detriti che lo avevano colpito quando Marco era morto e di cui si era liberato con difficoltà gli fossero ricaduti addosso non appena aveva visto il biondo trasportato su una barella e portato in quell'ospedale improvvisato. I piedi erano diventati di piombo e non riusciva a muovere neppure un passo. Avrebbe voluto correre al suo fianco.
Avrebbe voluto sincerarsi subito che non fosse nulla di serio.
Avrebbe voluto fare molte cose, ma non ci riusciva.
Vedere il biondo coperto di sangue lo stava distruggendo. Era come un incubo che diventava realtà.
Per la seconda volta.
- Armin – aveva mormorato guardando mentre lo mettevano giù, mentre il medico di campo gli correva accanto. Qualcuno stava urlando degli ordini. Forse il medico. Forse stavano urlando i feriti.
Non lo sapeva, non lo poteva sapere. Non poteva sentire nulla. Solo i battiti del proprio cuore che continuavano a rimbombargli nelle tempie.
Non poteva succedere di nuovo.
In un istante, prima di rendersene conto, era accanto al ragazzo. Disperatamente i suoi occhi stavano scorrendo sul suo corpo. Cercava di capire da dove provenisse esattamente tutto quel sangue che aveva sporcato i suoi vestiti.
Ma non ci riusciva. Non capiva nulla.
Voleva solo vederlo aprire gli occhi.
Voleva troppe cose in quel momento, ma non riusciva nemmeno ad aprire bocca. Continuava a starsene lì, a guardare il medico che toglieva la camicia di Armin. Continuava a fissare la sua pelle candida, ora macchiata di sangue. Continuava a guardare senza fare nulla.
Si sentiva impotente.
Si sentiva come se fosse di nuovo a pezzi.
Lacerato nel profondo e senza possibilità di uscire dal quel circolo vizioso che erano i suoi pensieri negativi in quel momento.
Per Marco non aveva potuto fare nulla.
Non lo aveva neppure visto.
Non poteva salvarlo nemmeno se avesse voluto.
Senza che qualcuno gli chiedesse aiuto, senza che nessun ordine gli fosse urlato nelle orecchie, si era chinato sul ragazzo. Disperatamente aveva chiesto al medico cosa poteva fare, se poteva aiutare in qualche modo.
Tremando aveva allungato una mano verso il viso di Armin. Le sue dita avevano titubanti toccato la sua guancia, ed era fredda.
Se non avesse fatto qualcosa, se non lo avesse salvato...
Se avesse perduto anche lui, poi cos'avrebbe potuto fare?
Si era svegliato dai propri pensieri quando il medico di campo gli aveva urlato nelle orecchie di spostarsi o di aiutarlo. Gli aveva urlato di nuovo, altri ordini.
E Jean riusciva a coglierne solo frammenti, quelli che bastavano per fargli muovere le gambe e correre a prendere ciò che gli veniva chiesto.
Ora poteva fare solo questo.
Ora poteva solo cercare di salvarlo.
Ora doveva pensare solo a questo e lasciare tutti i pensieri negativi lontano, lasciarli perdersi da qualche parte nel passato.
Non doveva.
Non doveva pensare a Marco. Non doveva pensare a com'era andata. Non doveva permettere a se stesso di perdersi di nuovo.
Non lo doveva fare per rispetto nei confronti di Armin, che gli era stato accanto, che lo aveva aiutato. Che lo aveva amato e che continuava a sopportarlo. Non doveva farlo per lui.
Doveva concentrarsi solo su di lui e salvarlo.
Solo questo.
sara_sakurazukasara_sakurazuka on March 24th, 2014 04:00 pm (UTC)
Re: A073 | [SHINGEKI NO KYOJIN] Jean/Armin | drammatico, sentimentale | SAFE | 883

***
Armin aveva lentamente aperto gli occhi, sentiva le palpebre pesanti e avrebbe voluto tanto rimettersi a dormire. Solo che sentiva uno strano peso contro il fianco.
Sforzandosi un po' aveva voltato la testa di lato, notando i capelli biondo scuro, che conosceva fin troppo bene, appoggiati sulle lenzuola che lo coprivano.
- E' rimasto sveglio tutta la notte per vegliarti – gli aveva sorriso uno degli improvvisati infermieri, avvicinandosi subito per controllare in che stato fossero le sue ferite. Armin non aveva protestato anche quando gli aveva toccato la spalla ferita. Anche se avrebbe voluto urlare dal dolore.
- Hai proprio un amico che tiene molto a te. Dopo un primo istante di panico, ha eseguito tutti gli ordini del medico e poi non ha voluto abbandonare il tuo fianco neppure per andare a mangiare – gli aveva cambiato la fasciatura, cercando di essere delicato, e Armin gliene fu grato – Riposa ancora un po'.
Armin aveva annuito, e appena l'infermiere si fu allontanato, aveva abbassato di nuovo lo sguardo sul ragazzo che dormiva accanto a lui. Non poteva non sorridere mentre lo guardava e aveva allungato un braccio per affondare le dita nei capelli spettinati di Jean.
Non vedeva l'ora di svegliarsi di nuovo, e fargli vedere che tutto sommato stava bene.
Ma per ora aveva troppo sonno, e si lasciò trascinare di nuovo tra le braccia di Morfeo.
(no subject) - flat_what on March 25th, 2014 10:25 am (UTC) (Expand)
(no subject) - sara_sakurazuka on March 25th, 2014 11:23 am (UTC) (Expand)
XShade-Shinra: happyxshade_shinra on March 24th, 2014 07:53 pm (UTC)
A003 | [BLACK BUTLER] Edward Midford/Snake | Accenni shounen-ai, H/C | SAFE | 986
Edward, sconfitto, afferrò l’impugnatura della propria arma rimasta conficcata nel terreno erboso del giardino di villa Midford.
Aveva perso.
Ovvio. Non aveva mai vinto contro la sorella.
Sentì la cristallina risata di Lizzie e solo allora alzò gli occhi verdi, vedendo così la ragazza che correva ad abbracciare i genitori, felice di poter condividere con loro quella vittoria. L’ennesima.
Sorrise, Edward, una smorfia stanca che lasciava trasparire la gelosia che provava per la sorella in quei momenti. Estrasse la spada e si avvicinò anche lui ai parenti, i quali lo lodarono nonostante avesse perso. Voleva bene a Lizzie, era la sua amata sorellina, ma si sentiva sempre un incapace davanti alla sua bravura innata.
Sapeva bene che durante un duello tutti gli occhi degli spettatori erano puntati su di lei, e che lui non era nulla se non “uno sfidante”. L’eterno secondo.
- Sei stata brava, Lizzie - si complimentò con la sorella.
- Grazie, fratellone. Anche tu sei bravo, migliori ogni volta di più! - sorrise lei, abbracciandolo.
Lui posò le mani sulle sue esili spalle, rispondendo alla stretta, dandosi mentalmente dell’inetto. Secondo lui non era vero che migliorava: era sicuro di aver già raggiunto le sue più alte potenzialità, di essere arrivato al limite fisico e psichico, al top della forma – al contrario di lei. Lo pensava perché non riusciva a scorgere tutti quei miglioramenti che invece la bambina vedeva chiaramente.
Per questo si sorprese, quando, un giorno, si sentì accarezzare da uno sguardo dopo una sonora sconfitta sempre per mano della sorella.
Faceva male, bruciava terribilmente – molto più di altre volte, perché quel fatto era capitato proprio davanti a Ciel.
In quel pomeriggio uggioso dove i due fratelli Midford erano andati a fare visita al giovane Ciel, Sebastian stava cercando di insegnargli l’arte della spada e i risultati erano stati pessimi come quando gli aveva insegnato i rudimenti del ballo.
- Una dimostrazione pratica tra due abili spadaccini – aveva suggerito Sebastian, mentre Ciel sogghignava malevolo dicendo che, allora, sarebbe stato meglio invitare il signor Charles.
Colpito dritto nell’orgoglio, Edward non si era tirato indietro e aveva trascinato la riluttante sorella in giardino.
Appena prima di iniziare il duello aveva cominciato a piovere – quella pioggerellina fine ma malefica, capace di congelare fino alle ossa –, rendendo il terreno leggermente fangoso.
A nulla valsero le proposte di Lizzie per rimandare: nulla avrebbe fermato quel duello, nonostante i capelli umidi attaccati alla fronte, gli abiti pesanti e bagnati, e il fango arrivato a schizzare fin oltre le ginocchia durante i loro fendenti.
Durò poco. Troppo poco.
Forse erano stati i guanti di Edward a non permettergli un adeguato grip sul manico, o forse le sue calzature sul terreno scivoloso o, più probabilmente, solo ed esclusivamente differenza di talento: si sbilanciò e perse la presa sull’arma, cadendo ginocchioni a terra, proprio mentre il filo della spada che usava Lizzie gli si fermava sul collo.
Battuto e sporco di fango.
Davanti al ragazzo che le avrebbe portato via la sorella.
L’umiliazione peggiore che mai avesse potuto ricevere.
Lizzie esultò, e come di consueto trotterellò tra le braccia dello spettatore a lei più caro, ricevendo numerosi complementi. Roso di gelosia, Edward guardò il futuro cognato che la abbracciava incurante di sporcarsi così i vestiti con il fango rimasto appiccicato sulla lunga e ampia gonna. Lizzie aveva tutta l’attenzione del pubblico per sé; tutti la circondavano, tutti tranne che una persona. Con la bocca semiaperta e le mani arpionate al manico dell’ombrello per ripararsi dalla pioggia, Snake lo fissava con i suoi gialli occhi da serpente.
XShade-Shinra: happyxshade_shinra on March 24th, 2014 07:53 pm (UTC)
Re: A003 | [BLACK BUTLER] Edward Midford/Snake | Accenni shounen-ai, H/C | SAFE | 986
Non era andato a festeggiare la vittoria di Lizzie, stava ancora là dove si era goduto la bellezza di quell’incontro di spada.
Quando lo smeraldo incontrò l’oro, Snake si accorse di stare fissando il nobile e il suo ciuffo ribelle ebbe un guizzo mentre le guance gli si imporporavano; educatamente volse lo sguardo.
Edward, invece, continuò a guardarlo, sentendosi per la prima volta al centro dell’attenzione di qualcuno – nonostante fosse ricoperto di melma, nonostante avesse perso.
Snake, timidamente, lo riguardò per un attimo e tornò poi a osservare altrove, in imbarazzo.
Nel circo c’era un mangiatore di spade, ma mai aveva visto un uomo maneggiare quell’arma così. Edward era bello ed elegante, e poco importava che avesse perso: agli occhi di Snake era stato bravissimo e coraggioso, aveva affrontato la sorella anche sapendo che non avrebbe vinto – come aveva detto Sebastian sottovoce al signorino durante il duello.
All’improvviso era come se avesse visto Edward sotto un’altra – splendida – luce.
Lo vide alzarsi, raccogliere l’arma e camminare nella loro direzione, con l’intento di raggiungere la sorella, presumibilmente; con tutto il coraggio che aveva a disposizione, Snake si rivolse a lui appena gli passò abbastanza vicino: - Ah, signorino Midford… dice Keats?
Edward si girò verso di lui come se volesse dargli completa attenzione. - Uhn?
- Lei… Complimenti. È stato bravissimo, dice Wordsworth - sussurrò, incapace di trovare parole più adatte o di fare discorsi più articolati davanti a un estraneo.
- Snake, vero?
A sentire il proprio nome pronunciato da Edward, il neo inserviente di casa Phantomhive quasi collassò di colpo. Come aveva fatto a ricordarsene?
- S-Sì… - balbettò con un sibilo spezzato.
- Grazie - disse Edward, sorridendogli. Non una delle solite smorfie tristi di ogni fine duello contro Lizzie ma un sorriso gentile, capace di scaldare il cuore di Snake; quest’ultimo non riuscì a dire nulla e si limitò ad annuire impercettibilmente, tornando a sfuggire il suo sguardo.
E quella fu la prima volta in vita sua che Edward detestò essere un nobile, perché in quel momento non c’era cosa che desiderasse di più al mondo che stringere tra le braccia Snake e sussurrargli quel “grazie” ancora più dolcemente nell’orecchio, perché lui era l’unico che aveva avuto occhi solo per lui e che lo aveva guardato come nessun altro prima.
Aniel_: jensha/destiel [funny]aniel_x on March 30th, 2014 10:15 am (UTC)
A079 | [Supernatural] Dean/Castiel | AU | SAFE | 1551
Dean si odiò per quello che la sua boccaccia – senza chiedere il suo permesso – aveva rivelato. Si odiò per quei bicchieri di whisky andati moltiplicandosi senza controllo nel corso della serata, si odiò per la sua incapacità di trattenersi ma, più di ogni altra cosa, si odiò per la scelta di Joanna come compagna di bevute.
Dean Winchester era un idiota patentato perché sapeva che non sarebbe stato in grado di tenere la bocca chiusa, non di fronte a quell’ammasso di capelli biondi, occhi luccicanti e sorrisi pregni di rassicurazione.
Ti sei rammollito.
«Quindi ti piace.» ripeté Jo, per quella che sembrava la centesima volta. Dean non poté fare a meno di notare il ghigno soddisfatto sul volto dell’amica.
Che razza di stronza.
«Vuoi continuare a ripeterlo fino a quando non deciderò di impiccarmi? Perché, affinché tu lo sappia, sei più vicina al tuo scopo di quanto tu creda.» sbottò Dean, gracchiando la risposta come se controllare l’impulso omicida fosse la sensazione più difficile mai provata.
«Smettila di fare il bambino. Ti piace il tipo del reparto di informatica, e allora? Non è un grande scoop.» rispose la ragazza, incrociando le braccia. «Balthazar lo aveva capito due mesi fa, per non parlare di tuo fratello. Non vi siete mai visti dall’esterno, vero? Siete imbarazzanti. Con un sorriso e una domanda sui software, tu e Castiel riuscite a mettere a disagio chiunque nel raggio di trenta metri.»
«No. Non ci provare, non è così… palese come dici tu. E poi hai detto di volermi aiutare non di dimostrare quanto sia “imbarazzante” la situazione.»
«Bene.» rispose Jo, portandosi una ciocca bionda dietro l’orecchio e raddrizzandosi sulla sedia. «Invitalo ad uscire.»
Dean quasi non si strozzò con l’aria che respirava. «Scusami?» tossì, perché forse non aveva sentito bene.
«Hai capito perfettamente. Invitalo da te con una scusa. È un fan dei Kansas City Chiefs, no? Usa questa informazione a tuo favore e invitalo a vedere la partita. Non dirà di no.»
«Cosa te lo fa pensare?»
Jo ridacchiò. «Vuoi farmi continuare parlando dell’imbarazzo che create in ufficio quando vi scontrate al bar?» domandò.
Dean ebbe la decenza di non voler approfondire.

Tre giorni, un filetto vinto in uno scontro con una donna ultracentenaria al supermercato e un numero imprecisato di birre più tardi, Dean ebbe il coraggio di alzare il telefono e comporre il numero dell’ufficio.
Riattaccò ben dodici volte, dandosi mentalmente del cretino, prima di farsi forza e attendere che agli anonimi squilli del telefono d’ufficio di Castiel rispondesse anche la voce che lo aveva ossessionato negli ultimi mesi.
«Sì?»
Dean deglutì. No, non era pronto per quelle stronzate. Magari tra un paio d’anni, forse…
«C’è nessuno?»
«Castiel, ciao. Sono… uhm… Dean.» rispose, schiarendosi la voce troppo tardi.
«Dean chi?» domandò Castiel, dall’altro capo del telefono, e Dean si sentì colpire allo stomaco da una mazza da baseball immaginaria. Che idiota.
«Dean. Winchester.»
Seguì qualche secondo di silenzio, tempo durante il quale Dean valutò seriamente la prospettiva di trasferirsi in Antartide e non tornare mai più.
«Dean?»
«Sì.»
«Ti stavo prendendo in giro.» replicò l’altro, ridendo sommessamente.
«Oh. Okay.»
«Va tutto bene? Hai bisogno di qualcosa?»
«No. Cioè, sì. Ma è una cazzata quindi sì… uhm… non volevo disturbarti, o-»
«Nessun disturbo. Sarei più che felice di aiutarti.»
Più che felice.
Dean sorrise senza nemmeno accorgersene.
«Ho un problema con il mio computer. Non si accende.» inventò lì, sul momento. «Quindi pensavo che magari potessi aiutarmi a farlo ripartire. Sai, ho del lavoro da sbrigare, delle consegne da rispettare…»
«Certo, nessun problema. Quando hai la consegna?»
«Domani.» mentì.
«Dean, domani è domenica.» gli fece notare l’amico, leggermente perplesso.
Dean si maledì mentalmente. «Lo so. Insomma, mi piace portarmi avanti con il lavoro.»
«No, non è vero.»
«Sono un tipo puntuale.»
Castiel indugiò. «No, non lo sei.»
Aniel_: jensha/destiel [funny]aniel_x on March 30th, 2014 10:19 am (UTC)
Re: A079 | [Supernatural] Dean/Castiel | AU | SAFE | 1551
Cazzo, non ce la farò mai! pensò mentre sbatteva la propria testa contro la parete. «Devo davvero consegnarlo domani.» insistette, dubitando però che il tono fosse arrivato convincente all’altro.
«Anche se gli uffici sono chiusi?»
«… sì.»
«Oh. D’accordo allora. Vuoi che venga subito?»
«No.» replicò Dean, più brusco di quanto intendesse. «Sai, stavo anche pensando che considerato che siamo entrambi fan dei Kansas City Chiefs e che stasera c’è la partita potevamo, che so, riparare quell’arnese, mangiare un boccone insieme e poi guardare l’incontro. Cosa- cosa ne pensi?»
«Solo io e te?» mormorò Castiel, e Dean poteva giurare – davvero, poteva metterci la mano sul fuoco! – che era imbarazzo quello che trapelò dalla voce dell’altro. Nessun indugio, nessuna paura, solo imbarazzo e… sorpresa.
«Sì.» replicò Dean, improvvisamente più sicuro.«Sempre che non sia un problema per te.»
«No. Non lo è. Dammi il tuo indirizzo e alle sette sarò lì.»
Dean sorrise e comunicò di tutta fretta l’indirizzo, descrisse il colore del palazzo e lo informò che l’ascensore era fuori uso perché… beh, poteva essere un’informazione rilevante, no?
Quando riattaccò si sentì improvvisamente più leggero.
«Ho solo una cosa di cui occuparmi.» si disse, afferrando il proprio laptop e guardandolo dall’altro.
Quell’arnese cadde così velocemente dalla finestra del quarto piano che Dean non ebbe il tempo di realizzare che forse aveva optato per una soluzione fin troppo estrema.

Quando Dean sentì bussare alla propria porta non poté fare a meno di imprecare a denti stretti. Come potevano essere già le sette? E come poteva lui essere così indietro sulla tabella di marcia della cena?
Quel filetto non voleva saperne di essere cucinato: ancora due minuti e sarebbe tornato in vita, Dean se lo sentiva.
Sì asciugò le mani con il primo straccio umido che trovò e si precipitò verso l’entrata, sperando di non avere macchie sospette sui vestiti.
E Castiel era lì: con il solito trench stropicciato dell’ufficio che questa volta non lasciava intravedere il completo da lavoro bensì un abbigliamento più sportivo di quanto gli avesse mai visto addosso. Era vero che non poteva lamentarsi: quei jeans gli fasciavano le gambe in maniera perfetta e la maglietta rossa dei Kansas City Chiefs riuscì a farlo sentire meno idiota considerato che ne indossava una perfettamente uguale.
Dean indugiò pochi istanti sui capelli trasandati dell’altro – o erano capelli da letto o era bravissimo a imitarli, non aveva altre spiegazioni! – e sul suo sorriso acceso.
«Sono un po’ in anticipo, spero che non sia un problema.» esordì Castiel, affondando le mani nelle tasche del trench.
«No, figurati, nessun problema. Prego, accomodati.» rispose il padrone di casa mentre si faceva da parte, lasciandolo passare. «Ho avuto un piccolo contrattempo in cucina quindi potresti… uhm… fare a meno di me per un po’? Fai come se fossi a casa tua.»
Castiel annuì. «D’accordo.»
Non appena Dean tornò in cucina credette sul serio di essere finito all’inferno: le uova nel pentolino erano esplose, il filetto era morto – morto in una maniera orribile – e qualsiasi cosa avesse messo nel forno si era trasformato in un fitto fumo nero che, minacciosamente, aveva deciso di puntare ad espandersi in direzione del salone.
Prontamente, Dean riuscì a chiudere la porta della cucina e aprì le finestre, tossendo.
Era un completo disastro.
Complimenti, Dean. Perché non gli domandi se ha voglia di cenare con crakers e una decina di lattine di birra?
Non poteva nemmeno nascondere il suo intento mal riuscito perché il suo frigorifero era desolatamente vuoto da settimane. Non gli piaceva mangiare a casa da solo, e allora?
Poi la porta della cucina si aprì e Dean ebbe per un momento la malsana idea di nascondersi sotto il tavolo.
«Dean, va tutto bene?» domandò Castiel, aggrottando la fronte.
«Sì. Cioè no. Voglio dire… un piccolo incidente culinario.» replicò, imbarazzato a morte. Ecco, aveva avuto un’occasione e l’aveva sprecata.
«Oh.» osservò l’altro, reprimendo a stento un sorriso. «Sai che c’è? Ho visto un ristorante giapponese venendo qui. Magari possiamo ordinare qualcosa.» propose, e qualcosa disse a Dean che lo stava facendo per non farlo sentire un perfetto idiota.
A Dean bastò questo per accettare.
Caith Vision: KnB -Aokaga-caith_vision on March 31st, 2014 06:54 pm (UTC)
A036 [KUROKO NO BASKET] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | Fluff | Slash, AU | SAFE | 2253

{ kaasan }
La sua voce nella notte a riempire la stanza da letto.
{ kaasan }
Le sue lacrime, seduto tra il buio e le coperte ricolorate di nero.
{ kaasan }
Le mani piccole sollevate verso la porta, alla disperata ricerca di un abbraccio materno che non c'è più.
Non c'è più…



Le braccia di Taiga si strinsero intorno al corpicino del bambino, sollevandolo gentilmente dalle lenzuola per offrirgli le proprie gambe su cui accoccolarsi. I singhiozzi del più piccolo riempivano la stanzetta, rimbalzando tra le pareti e sbattendo contro il piccolo armadio, per tornare a gocciolare sul futon e sul petto del rosso.
Sei anni. Dio, quanto era passato dall'ultima volta in cui era stato in Giappone.
Sei anni. Ed era tutto cambiato, lui per primo.
«Shss, va tutto bene, Hikari, è stato solo un brutto sogno. Ci sono io adesso.»
Il bambino singhiozzò, aggrappandosi con tutte le sue forze alla maglia del più grande; minuscole manine di un candore niveo affondate in un mare di rosso.
Taiga gli sorrise con la dolcezza di un padre, baciandone i capelli spettinati che odoravano ancora del proprio shampoo, con cui il piccolo aveva voluto giocare, svuotandolo. Erano rossi e ribelli, esattamente come i suoi.
«Papa.» la vocettina del bambino era stata sottile, un soffio d'aria contro la sua maglia «Stai qui?»
Annuì.
«Va bene.»
Lo strinse più forte, si lasciò scivolare sdraiato sul futon, coprendo entrambi con le lenzuola e attese che il bambino si riaddormentasse, guardandolo strizzare gli occhi, come se potesse richiamare il sonno più velocemente in quel modo.
Sei anni trascorsi lontano dal Giappone, il college americano lasciato un anno prima della laurea, una borsa di studio per il basket gettata nella spazzatura, una madre troppo giovane per portare avanti una vita con un bambino ed un figlio. Suo figlio.

~


Le mattine del lunedì erano le più difficili, quelle in cui la routine ricominciava con prepotenza, gettandolo giù dal letto.
Taiga correva da un lato all'altro del minuscolo appartamento di periferia, raccogliendo panni abbandonati a loro stessi da secoli, inciampando su giocattoli lasciati nel mezzo del corridoio, controllando i fornelli, appallottolando il riso degli onigiri e infilando il pranzo inscatolato nello zainetto di Hikari.
«Paaaapa~» urlacchiò il bambino, agitando le braccia, per incitarlo «Daaai~»
Era facile per lui, con le labbra arricciate sul visetto paffuto, il broncetto indispettito dall'attesa e la fatica lasciata all’uomo. Uomo. A ventisette anni ancora da compiere e con un lavoro di cui doveva ancora sostenere il suo primo colloquio, non era sicuro di potersi già definire un uomo, anche se la presenza di Hikari, in un certo senso, lo invecchiava.
«Hei, non hai il permesso di mettermi fretta, sai!» l'indice di Taiga si puntò sul nasetto del figlio, pungolandolo con dispetto, senza alcuna forza. C'erano voluti anni di pratica per non temere più di romperlo e imparare a dosare la propria forza con naturalezza: delicato nel sistemargli gli abiti, gentile nell'arruffargli i capelli e sicuro nel prenderlo in braccio.
«Invece sì!» lo imitò Hikari, muovendo il braccetto verso di lui, sollevandosi sulla punta di scarpe da basket in miniatura nere e rosse, per cercare di colmare la distanza che c'era tra loro, infinita agli occhi del bambino «E' colpa tua! Tua!»
«Non è vero! Quando hai visto che non ho sentito la sveglia, avresti dovuto svegliarmi tu!»
«Ma tu l'hai rotta la sveglia!»
«Ugh…»
Boccheggiò davanti all'ovvietà con cui il figlio gli aveva risposto, spalmandogli in faccia la triste verità di un risveglio che si faceva sempre più difficile.
Sospirò e si segnò mentalmente di ricomprare una sveglia, insieme alla spesa che avrebbe dovuto fare quella sera.
Riso. Pesce. Miso. Spaghetti. Gamberi. Patate. Shampoo.
Sveglia.
Che palle.


~
Caith Vision: KnB -Aokaga-caith_vision on March 31st, 2014 06:57 pm (UTC)
Re: A036 [KUROKO NO BASKET] Kagami Taiga/Kuroko Tetsuya | Fluff | Slash, AU | SAFE | 2253
Erano stati fortunati nella scelta della scuola, ne avevano trovato una a pochi isolati da casa e Taiga aveva potuto rimandare la spesa di un’auto a data da destinarsi.
«E se non mi piace?» Hikari si teneva aggrappato ai suoi jeans con una mano, agitando più veloce le gambe per stare dietro ai passi più ampi di suo padre. L'altro braccio circondava un pallone da basket, premendolo contro il petto con tutte le proprie forze, per non farlo cadere, nel timore di perderlo.
Taiga chinò il capo verso di lui, tirando la spallina dello zainetto che gli rimbalzava sulla spalla destra.
«Cosa?»
«La scuola.»
Gli sorrise, senza sapere che cosa dire davanti ai due occhioni azzurri che lo guardavano come se avesse avuto una risposta per ogni domanda sulla vita, sul mondo e sull’universo. Ne aveva sempre avute poche, invece, trovandosi più spesso spiazzato dalla curiosità del bambino, dai suoi perché, dai suoi per come e dai suoi e se.
«Vedrai che ti piacerà.» rispose scontato, eppure Hikari annuì, come se non avesse avuto bisogno di sentirsi dire altro per credergli, pieno della fiducia cieca che solo i bambini posseggono.
Strofinò il volto contro la pelle ruvida del pallone, per prendere coraggio e porgere un'altra domanda, facendola sembrare così importante che Taiga dovette fermarsi e chinarsi verso di lui, per ascoltare meglio.
«E se sarò io a non piacere agli altri?»
«Bah, sciocchezze. Piaci a me, questo significa che devi piacere per forza a tutti.»
«Ma… ma tu non vali…»
«Ugh… questo mi spezza il cuore.»
Allarmato, Hikari sollevò le braccia verso di lui.
«No, no! Non è vero, scherzavo, tu valissimi!»
«Ah!»
E, sgranando gli occhi nella stessa identica espressione, padre e figlio rincorsero il pallone, rotolato via.

~

Era arrivato presto, come tutte le mattine.
Gli piaceva ammirare il silenzio dell'aula ancora vuota e dipingerla con gli occhi, spennellando qua e là gli schiamazzi dei bambini, i colori vivaci dei loro abiti, i capelli biondi di Ryota tirati da Yukio, gli sbadigli annoiati di Atsushi sdraiato sul piccolo Tatsuya o gli ingombranti portafortuna di Shintarou.
Le prime voci dei genitori arrivarono dalla finestra aperta affacciata sul cortile, piene delle solite raccomandazioni o del nome di Daiki che aveva già iniziato a scorrazzare su e giù per il corridoio, insieme alla piccola Satsuki e ai suoi vani tentativi di richiamarlo all’ordine. Con quei suoi capelli rosa e il sorriso zuccherino, sembrava sempre una piccola fata appena uscita da una bomboniera alle prese con un folletto dispettoso.
Al suono della campana, si aspettò di vederli entrare per primi, seguiti dagli altri bambini, invece il mondo si tinse di rosso. Il rosso di una zazzera di capelli spettinati sul capo e occhi ferini che lo fissarono a loro volta.

~

«Credo sia qui.» borbottò piano Taiga, per non farsi sentire dal figlio. Tra il trasloco e la ricerca di un lavoro, non aveva avuto il tempo di controllare anche la scuola elementare; sapeva che ce n’era una e aveva immaginato – sperato – che potesse trattarsi dell’edificio dalle mattonelle giallo limone che da subito aveva attirato la sua attenzione. Difficile non farlo, quando sei un pugno in un occhio in un'anonima via di edifici grigi.
In qualche modo, però, lo trovava piacevole. Luminoso. E, se doveva far frequentare una scuola ad Hikari, perché non una che si adattasse al suo nome?
Alcuni bambini si gettarono all’interno dell’edificio, seguito da genitori esasperati, nonni pazienti, fratelli maggiori, sorelle più grande e poi da lui, che spiccava nel gruppo di adulti tanto per il colore dei capelli (un pugno in un occhio, esattamente come il colore di quella scuola) quanto per l’altezza spropositata.
«Siamo perfino in tempo.» commentò, sul suono della campanella.
«Mhm.»
Hikari continuava a starsene aggrappato alle sue gambe, intimidito dalle facce nuove che gli si erano presentate davanti. Quando entrambi si affacciarono alla porta dell’aula, il bambino trattenne il fiato, aspettando di vedere qualcosa di straordinario, come il muso di un drago che suo padre avrebbe dovuto sconfiggere per poter entrare o il porro di una strega pronta a lanciare incantesimi.

Edited at 2014-03-31 07:05 pm (UTC)
sango79sango79 on April 1st, 2014 12:12 am (UTC)
A055 | [ORIGINALE] M/M | Fantasy, Romantico, Slash | NSFW | 3335
Il prezzo dei libri

Tra tutte le cose che gli avevano portato via, quello che mancava di più a Lihan erano i suoi libri. Dopo l'incidente in carrozza che aveva ucciso i suoi genitori, aveva scoperto che la sua famiglia era piena di debiti fino al collo. A nulla era valso il suo titolo di Barone, i creditori erano arrivati e si erano presi tutto ciò che poteva avere un qualche valore economico.
Qualcuno aveva anche provato a prendere lui, di sicuro per rivenderlo a qualche bordello o a qualche vecchio maniaco, ma per fortuna era riuscito a scappare in tempo e, con i pochi soldi che gli erano rimasti, si era messo in viaggio per allontanarsi il più possibile da loro. Solo che poi quelle persone erano riuscite a raggiungerlo, dopo appena un paio di settimane, e lui aveva finito per rifugiarsi dentro una carrozza, nel tentativo di seminarli. Gli uomini che lo stavano cercando avevano continuato a correre, allontanandosi sempre di più, ma prima che lui facesse in tempo a scendere dal veicolo il suo proprietario era salito a bordo. E non era stato per niente contento di trovarlo lì.
Il Duca di Blackmoor lo aveva costretto a raccontargli tutti e, con gran sorpresa di Lihan, aveva deciso di portarlo a casa sua, invece di consegnarlo a quelli che gli davano la caccia. Il ragazzo aveva temuto per la sua incolumità, in un primo momento, ma il Duca si era rivelato un uomo meraviglioso. Convinto che Lihan fosse il figlio di un commerciante caduto in disgrazia, visto che il ragazzo gli aveva mentito sulle sue origini, aveva deciso di dargli un lavoro e un tetto sopra la testa. Certo, eseguire gli ordini di qualcun altro non era semplice per lui, abituato com'era a farsi servire per ogni sua esigenza, ma Lihan era grato di non dover più temere per la sua vita e svolgeva i suoi compiti con il massimo impegno.
Il Duca era un padrone gentile e generoso, viveva da solo nel suo enorme palazzo e di tanto in tanto invitava qualche amico a cena, ma di norma non sovraccaricava di lavoro i suoi domestici. Gli altri servi lo avevano tenuto un po' a distanza, all'inizio, ma col tempo il loro atteggiamento si era fatto meno guardingo e lui era persino riuscito a farsi qualche amico. Dopo un paio di mesi passati un quella casa, Lihan poteva dire di essere, se non proprio felice, almeno sereno e soddisfatto di quello che aveva.
Gli unici momenti in cui veniva assalito dalla malinconia erano quelli che passava nel salotto personale del Duca. Quella stanza era piena di libri, come non ne aveva mai viste altre in vita sua. Le pareti erano quasi tutte coperte da scaffali ricolmi di volumi di ogni genere, sui tavolini c'erano libri al posto dei soliti soprammobili e perfino sui divani e sulle poltrone si potevano trovare, spesso, i volumi che il Duca stava leggendo. Ogni volta che Lihan entrava in quella stanza non poteva fare a meno di pensare a tutto ciò che aveva perso e a desiderare di poter tornare indietro alla sua vita precedente, quando i suoi genitori erano vivi e lui poteva passare la maggior parte del suo tempo nella biblioteca del palazzo di famiglia a fare ciò che più amava al mondo: leggere.

Erano passati poco più di due mesi dal suo primo incontro con il Duca. Lihan era nel salotto privato e stava spolverando, senza riuscire a impedirsi di lanciare, di tanto in tanto, delle occhiate colme di rimpianto ai libri che stava sistemando. Non si accorse di essere osservato fino a quando il Duca non si chiuse con forza la porta della stanza alle spalle.
Lihan sobbalzò e si girò verso di lui, convincendosi all'istante che il suo padrone fosse terribilmente arrabbiato. Questi, però, non manifestò nessun particolare segno di irritazione e gli si avvicinò con uno strano sorriso sulle labbra.
“Ho notato che i libri ti piacciono molto” osservò quando gli fu vicino.
“Sì, signore. Mi piaceva molto leggere.”
“E non lo hai più fatto da quando sei arrivato in questa casa?”
“Oh, non potrei mai! Sono un servo, non posso leggere i vostri libri.”
“Nemmeno se io ti dessi il permesso di farlo?”
Lihan lo guardò a bocca aperta, incapace di credere a quello che aveva sentito.
“Puoi leggere tutti i libri che vuoi” gli concesse il Duca, poggiandogli una mano sulla spalla in segno di incoraggiamento.
“Da... davvero?”
sango79sango79 on April 1st, 2014 12:14 am (UTC)
Re: A055 | [ORIGINALE] M/M | Fantasy, Romantico, Slash | NSFW | 3335
“Ma certo!” confermò. “Tuttavia, ogni cosa ha il suo prezzo” aggiunse, con un'espressione indecifrabile.
“Prezzo?” soffiò Lihan, perplesso.
“Sì, prezzo. Potrai leggere tutti i libri che vuoi, dovrai solo dirmi quale vuoi e io te lo darò.”
Lihan lo vide avvicinarsi ancora di più a lui e sentì la sua mano che si spostava fino ad afferrargli saldamente la nuca.
“Ma ogni volta che me ne chiederai uno, io mi prenderò il tuo corpo.”
Lihan rabbrividì e iniziò a tremare, scioccato.
“Io non... voi... cosa...”
“Pensa, hai la possibilità di riavere ciò che più ami e in cambio non devi far altro che lasciarmi prendere il mio piacere, e permettermi di darne altrettanto a te” sussurrò il Duca, insinuante, soffiando le parole direttamente sul suo orecchio, subito prima di lasciarlo e allontanarsi di qualche passo. “Riflettici con attenzione e ricorda che la mia offerta sarà sempre valida” aggiunse, e poi lasciò la stanza, incurante del fatto che le gambe del ragazzo avevano ceduto e lui si era accasciato per terra, sconvolto.

Lihan era riuscito a resistere al Duca per dieci giorni. Non solo la pulizia del salotto privato era diventato un suo compito personale, di sicuro per ordine del suo proprietario, ma il suo padrone aveva iniziato a passare in quella stanza molto più tempo del solito e continuava a fargli la stessa offerta almeno un paio di volte al giorno. Lihan, ormai, aveva i nervi a fior di pelle e la notte non riusciva più a riposare bene, da tanto era nervoso.
Tutta la sua determinazione, però, si dissolse quando il Duca gli mostrò orgoglioso l'ultimo libro che aveva acquistato. Era un volume rilegato in pelle chiara, con le scritte in oro, gli angoli delle copertine ricoperti d'argento e piccole gemme preziose incastonate tutte intorno al titolo.
Era il libro che i suoi genitori gli avevano regalato per i suoi quindici anni, una copia unica creata solo per lui.
Alla sua vista Lihan sentì una stretta al cuore e il dolore per i genitori morti e per la vita che aveva perso lo lasciarono senza fiato. Voleva sfogliare di nuovo quel volume. Voleva tenere in mano, ancora una volta, il suo libro! Lo desiderava così tanto che il pensiero del suo corpo violato dal Duca non gli sembrò più così spaventoso.
Strinse il panno che aveva tra le mani fin quasi a strapparlo, nel tentativo di farsi coraggio, ma quando finalmente trovò il fiato per parlare non riuscì a guardare il Duca negli occhi.
“Posso... ah... potrei...”
“Vuoi leggerlo?” gli domandò l'uomo, compiaciuto, e Lihan annuì con lo sguardo basso. “Vieni qui stasera, dopo cena, quando avrai finito con il tuo lavoro, e io te lo darò. Ma non credo che ti lascerò molto tempo per leggere, stanotte” concluse, afferrandogli il mento con due dita per costringerlo a guardarlo negli occhi.
Lihan fece appena in tempo a sentire la punta del suo pollice sfiorargli le labbra e un attimo dopo era solo nella stanza.

Quella sera, quando entrò nel salotto del Duca, trovò l'uomo seduto sul suo divano preferito. Il suo torace ampio era coperto solo da una camicia bianca, senza colletto, con le maniche larghe e i lacci allentati che lasciavano intravedere il suo petto liscio. In mano teneva il libro che Lihan desiderava tanto avere. Gli fece cenno di avvicinarsi e, quando fu abbastanza vicino, lo afferrò per un polso e se lo tirò addosso.
“Lo vuoi ancora?” gli domandò, indicando il volume che aveva in mano.
Lihan guardò il libro e annuì.
“Sai cosa succederà, vero?” chiese ancora il Duca, che aspettò il suo ennesimo cenno d'assenso prima di continuare. “Sarai mio, Lihan. Ti farò tutto quello che voglio e alla fine ti prenderò. Lo capisci?”
“Sì, Vostra Grazia.”
“Molto bene” approvò il Duca, poggiando il libro nel tavolino lì accanto.
Lihan deglutì quando le sue mani iniziarono ad accarezzarlo e a spogliarlo dei suoi vestiti semplici. Nel giro di pochi minuti si ritrovò nudo e steso sui cuscini del divano, col Duca che incombeva su di lui.
“Vo... Vostra Grazia” balbettò, imbarazzato e vagamente spaventato per quello che sarebbe successo.
“Malik. Il mio nome è Malik e sarà così che mi chiamerai quando saremo soli. Hai capito?”
flat_whatflat_what on April 1st, 2014 08:43 pm (UTC)
A041 | [LES MISERABLES] Courfeyrac/Marius | slash, angst, denial | NSFW | 523
“Sei sicuro di volerlo fare?”, era la domanda che Courfeyrac gli rivolgeva ogni volta.
“Non te lo proporrei, altrimenti”. Marius deglutì. “Te lo devo”, ripeté, ricacciando dentro di sé la verità che si ostinava ad ignorare.
“Non mi devi niente”, rispose il suo amico, con un sorriso- Dio, il suo sorriso, il modo in cui si piegano quelle labbra sottili, la luce nei suoi occhi- e si fece più vicino.
“Non saprei come ripagarti, altrimenti”. La voce di Marius vacillava; Courfeyrac aveva iniziato a dargli rapidi baci sul collo, mentre armeggiava con i bottoni della sua camicia. Era indubbiamente esperto in queste cose. Bastava un tocco delle sue labbra a far dimenticare a Marius il motivo per cui quello strano rituale si ripeteva così spesso. Lui mi aiuta a pagare il mio debito con Thénardier. Questo è solo ciò che gli devo.
I debiti, aveva appreso Marius, sono terribili, ed è meglio estinguerli il prima possibile.
Thénardier: l’uomo che aveva salvato suo padre, e che uomo orribile! Dovere la vita del proprio amato genitore a un simile individuo! Marius lo aveva visto, aveva visto i criminali con cui si circondava, il modo in cui trattava le figlie, il modo brutale in cui aveva cercato di uccidere il padre della sua amata. A lei, devo pensare a lei- ma gli mancava un nome da abbinare a quel viso angelico e il volto di lei svaniva immancabilmente sotto le mani di Courfeyrac, che ora vagavano sulla sua pelle nuda, lei era ancora così lontana e lui così vicino, così reale.
E di nuovo, la voce che Marius si sforzava di ignorare: I debiti sono terribili, ma non quelli con Courfeyrac.
Ovviamente Courfeyrac era diverso da Thénardier, e Marius era grato che la sorte gli avesse affidato un amico come lui, sempre allegro e solare con tutto e così paziente con Marius stesso, che si faceva spesso intristire dalle proprie pene d’amore.
Ma qualche volta, Marius non riusciva a guardare Courfeyrac come un semplice amico.
Non in questi momenti, specialmente, non mentre Courfeyrac entrava cautamente dentro di lui, e ancora continuava a baciarlo con passione, e i baci di lui gli toglievano il respiro, e Marius doveva concentrarsi, ripetersi Lo sto facendo solo per ripagarlo.
“Non ci sono debiti, tra noi due”, gli disse Courfeyrac, sotto voce, dando un ritmo alle sue spinte.
Marius si limitò a scuotere la testa, diffidando della stabilità della propria voce.
C’è un debito, un debito che non dovrebbe estinguersi mai.
Una mano andò ai capelli dell’altro e strinse forte.

Mentre giacevano, nell’oscurità, Marius scorse tristezza negli occhi sempre sorridenti di Courfeyrac.
Quando provò a chiedere, Courfeyrac rise, cercando di dare l’impressione che la sua fosse solo una stupida preoccupazione di poco conto, ma non riuscì a togliere lo sguardo mesto da Marius.
“Non voglio che tu faccia questo solo per dovere”. La sua mano si posò sulla guancia di Marius.
Marius volle tranquillizzarlo. Un sorriso gli affiorò in viso, mentre premeva il volto contro la mano di Courfeyrac e la prendeva tra le sue.
Delle parole gli arrivarono alle labbra: Non lo faccio solo per dovere, ma lì vi morirono.
ranting_one: happyranting_one on April 5th, 2014 06:20 pm (UTC)
Re: A041 | [LES MISERABLES] Courfeyrac/Marius | slash, angst, denial | NSFW | 523
Io ti amo. Ti amo di un amore puro e inestinguibile. Un amore che mi spingerà a scoprire dove abiti, rapirti e scappare in Spagna per sposarti perché questa fic è splendida. Mi piace il modo in cui è scritta, il modo in cui Marius pensa a Thénardier, il modo in cui Marius è un'idiota e vorrebbe ma non riesce e il modo in cui Courf lo vuole e lo prende anche se non è quello che vorrebbe e giuro suddio - chiedilo pure a quella che vive con me - ho urlato di gioia quando ho scoperto che qualcuno aveva fillato il mio prompt e scoprire che eri stata tu, insomma, gioia.
Mi piace, mi piace da morire. Grazie, davvero.
(no subject) - flat_what on April 5th, 2014 06:33 pm (UTC) (Expand)
(no subject) - ranting_one on April 5th, 2014 06:46 pm (UTC) (Expand)
diana9241: pic#116052235diana9241 on April 3rd, 2014 04:52 pm (UTC)
A047[MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Melinda May/Phil Coulson, Au in cui la May è la misteriosa vi
lo riscrivo qui perchè sopra non c'entrava: A047 [MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.] Melinda May/Phil Coulson, Au in cui la May è la misteriosa violoncellista di Phil| het, fluff, SAFE, 314


Solo Pepper Pops sapeva la verità, o meglio lei era stata l’unica ad averla vista ma non conosceva il suo nome, ma di norma nessuno sapeva la verità.
Coulson esce con qualcuno, Phil frequenta qualcuno era la notizia che era rimbalzata per lo SHIELD per mesi, senza che nessuno, forse Maria Hill ma l’agente Hill era un altro discorso, riuscisse a scoprire l’identità della donna misteriosa, i beninformati sapevano solo che era una violoncellista, e che forse era asiatica, questo lo diceva Barton ma di Barton era meglio non fidarsi a volte.
Sull’identità della donna misteriosa si era succedute ipotesi su ipotesi, tutti sostenevano che quando Coulson era andato a Tahiti lui e la violoncellista si fossero incontrati ma mancavano le prove.
Quasi nessuno dunque conosceva la verità, anche ora che erano in missione e poteva apparire ovvia a tutti; Ward per fortuna sapeva quando chiudere gli occhi, FitzSimmons erano troppo presi dai loro giochi scientifici e dall’attrazione reciproca che si sarebbero dovuti confessare prima o poi, l’unica che forse poteva essersi accorta di qualcosa poteva essere Skye, forse.
Eppure bastava ascoltare con attenzione, seguire lentamente quel suono attutito e scoprire dove portava per avere di fronte agli occhi la verità, l’unica verità. Perché Melinda May non era solo la Cavalleria, o una pilota e combattente eccezionale; solo lei, il direttore Fury e ovviamente Phil sapevano che era dotata anche per la musica.
Specialmente il violoncello, suonato nei ritagli di tempo ben sapendo che Phil, l’agente Coulson, la stava tenendo d’occhio, e ricordando quando era ancora tutto più facile come avesse suonato per lui mentre si godevano il bel tempo, a bordo di Lola ovviamente, l’agente Coulson senza Lola non andava da nessuna parte.
Una nota, poi un’altra e infine l’ultima, con la certezza che Phil Coulson la stesse osservando e che nessuno avrebbe mai immaginato che era lei la famosa violoncellista di Phil
sara_sakurazukasara_sakurazuka on April 5th, 2014 12:27 pm (UTC)
B032 | [KUROKO NO BASKET] Kiyoshi Teppei/Hyuuga Junpei | shonen ai, fluff | SAFE | 445
Appena finite le superiori, i due ragazzi avevano deciso di fare il grande passo. Con la scusa che andare a vivere fuori casa per concentrarsi meglio sugli studi, avevano trovato un appartamento vicino all'università.
Tutte scuse, poiché non avevano ancora il coraggio di dire alle rispettive famiglie della loro relazione, nonostante andasse avanti da ormai qualche anno. Kiyoshi non sapeva come spiegare ai suoi nonni che non si sarebbe sposato con Riko, e Hyuuga non sapeva come spiegare la stessa identica cosa ai suoi genitori.
La scusa dell'università era stata l'unica soluzione a cui erano arrivati.
Una volta conclusi gli studi, avrebbero anche potuto rivelare tutto alle proprie famiglie e affrontarne le conseguenze, ma non era ancora il momento.
Vivevano insieme da ormai qualche mese, seguivano le lezioni al mattino, e nel pomeriggio Kiyoshi andava al lavoro. Non voleva pesare completamente sui nonni, che già lo avevano allevato, così aveva deciso di cercarsi un lavoro per poter provvedere ad almeno a certe spese.
Hyuuga invece non aveva ancora nessuna intenzione di lavorare. I suoi genitori gli avevano detto che avrebbero provveduto a tutto loro e che lui doveva solo concentrarsi negli studi. E lui li aveva presi in parola.
- Sono a casa.
Hyuuga aveva sentito la porta chiudersi e Kiyoshi mormorare ancora qualcosa mentre toglieva le scarpe.
- Hai già cenato? - domanda stupida visto che Kiyoshi lavorava come cameriere in un caffè ed erano già le dieci passate.
Il ragazzo più alto aveva annuito mentre entrava nel salotto, dove Hyuuga stava studiando: - Ho solo voglia di fare un bagno e andare a letto. Oggi sono a pezzi – e gli aveva sorriso. Nonostante le lamentele, sorrideva.
- Se devi lamentarti ogni giorno che sei stanco, puoi anche cambiare lavoro – aveva sbuffato, guardandolo.
Kiyoshi gli si era avvicinato. Si era chinato per dargli un bacio: - Mi hai preparato la vasca? Vuoi fare il bagno con me?
Hyuuga aveva spalancato gli occhi ed era arrossito: - Non hai appena detto che sei stanco?
- Per certe cose non si è mai stanchi.
Il ragazzo con gli occhiali lo aveva guardato, chiedendosi come fosse possibile sorridere candidamente mentre si implicavano cose che non erano affatto innocenti.
- Vai a lavarti prima che decida di ucciderti.
Kiyoshi aveva riso, mentre si allontanava per dirigersi verso il bagno. Stuzzicare Hyuuga era sempre stato uno dei suoi passatempi preferiti.
- E non abbandonare i vestiti in giro per casa! Sono stufo di raccogliere i tuoi calzini sporchi dal pavimento!
Per tutta risposta aveva visto un calzino volare in corridoio, e sentiva l'ira che si impossessava di ogni atomo del suo corpo.
- Cristo, perché sono venuto a vivere con te? - chiese più a se stesso che all'altro, che sentiva ridacchiare in corridoio.